Le notizie di Survival International

India: i Chenchu rischiano lo sfratto da una riserva delle tigri - approvata invece l’esplorazione di uranio

Thu, 15 Jun 2017 00:56:19 -0700 
#^India: i Chenchu rischiano lo sfratto da una riserva delle tigri - approvata invece l’esplorazione di uranio

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I Chenchu vivono a fianco delle tigri nella Foresta di Nallamala, che comprende la Riserva della tigri di Amrabad, da tempi immemorabili.

© Survival

Nel nome della conservazione, i funzionari indiani minacciano di sfrattare i Chenchu da una riserva delle tigri. Tuttavia hanno anche appena approvato l’esplorazione per la ricerca di uranio all’interno della stessa riserva. La mossa ha fatto infuriare gli attivisti, che accusano le autorità di ipocrisia.

La tribù dei Chenchu, nella Riserva delle tigri di Amrabad, supplica di poter restare nella terra che ha gestito e abitato per millenni.

“Il Dipartimento alle Foreste vuole sfrattarci da qui. Ma noi non vogliamo andare da nessun altra parte. Noi proteggiamo la nostra foresta. Andar via sarebbe come mettere un pesce fuor d’acqua: morirebbe…” hanno dichiarato. “Ma ora il governo, per suo profitto, sta separando i Chenchu dalla foresta – ed è come separare un figlio dalla madre.”

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Donna chenchu del villaggio di Pecheru. Gli abitanti del villaggio furono sfrattati negli anni ’80 quando la loro terra fu trasformata in una riserva delle tigri. Hanno raccontato che delle 750 famiglie che vivevano nel villaggio, dopo lo sfratto ne sono sopravvissute solo 160. Molti sono morti di fame. Riserva delle tigri di Nagarjunsagar Srisailam.

© Survival

E hanno aggiunto “Il governo sta vendendo la foresta alle compagnie minerarie. Se andremo nelle pianure, diventeremo dipendenti dall’alcool, berremo e moriremo. In futuro, i Chenchu esisteranno solo in fotografia o nei video.”

“Noi viviamo nella foresta e lì moriremo. La foresta è nostra madre e la nostra vita. La fauna è la nostra vita: senza non possiamo vivere.”

Le autorità indiane giustificano gli sfratti forzati dei popoli tribali – che sono illegali secondo la legge nazionale e internazionale – sostenendo che ogni presenza umana nelle riserve è dannosa per le tigri. Tuttavia, in India, in molte riserve delle tigri, ai turisti paganti è consentito entrare in grandi gruppi, e sono state condotte anche attività come l’esplorazione mineraria, la costruzione di strade e persino alcuni scavi minerari.

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Una donna Chenchu della Riserva delle tigri di Amrabad. Per i Chenchu, essere un popolo della foresta è parte essenziale della loro identità e motivo di orgoglio.

© Survival

Background
- I Chenchu sono solo una delle molte tribù dell’India che rischiano lo sfratto dalla terra ancestrale. Molte comunità Baiga sono già state sfrattate nell’India centrale, per essere poi abbandonate a se stesse oppure trasferite dal governo in campi di reinsediamento dove le condizioni di vita sono spesso tremende.
- La legge indiana prevede che ogni sfratto debba essere volontario e che le comunità siano risarcite. Tuttavia, le tribù raramente sono consapevoli di avere il diritto di restare, e di frequente ricevono minacce. Raramente il risarcimento in denaro è sufficiente a permettere loro di adattarsi a una vita fuori dalla foresta e spesso non ricevono quanto gli è stato promesso.
- La riserva delle tigri di Amrabad si trova nello stato di Telengana, nell’India meridionale.
- I Chenchu hanno vissuto come cacciatori-raccoglitori nell’India meridionale e centrale per millenni, fino quando la caccia è stata vietata negli anni ‘70. Gli sforzi del governo per farli iniziare a coltivare la terra hanno generalmente incontrato l’opposizione della tribù stessa.
- I Chenchu possiedono un’incredibile conoscenza della loro foresta e degli animali con cui la condividono. Raccolgono 20 diversi tipi di frutti e 88 diversi tipi di foglie. Considerano tutti gli animali sia come loro parenti sia come divinità. I loro costumi impongono che non si prenda mai più dello stretto necessario, e che non si sprechi nulla. Un Chenchu ha dichiarato: “quando gli esterni vengono nella foresta, tagliano tutti gli alberi e portano via tutti i frutti… Noi invece non tagliamo gli alberi, e prendiamo solo i frutti che ci occorrono.”

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Lord Curzon, viceré d’India, e sua moglie posano dopo una battuta di caccia alla tigre, in India, nel 1902. La caccia praticata dall’élite Raj è stata la causa principale del declino della tigre del Bengala, eppure molti sforzi della conservazione sono oggi concentrati verso i popoli indigeni.

© Wikimedia

“Questo è il colmo dell’ipocrisia: le autorità sfrattano le tribù che hanno gestito questo ambiente per millenni, con il pretesto che la popolazione delle tigri ne risentirà se gli indigeni resteranno, e poi permettono l’ingresso ai prospettori di uranio” ha commentato oggi Stephen Corry, Direttore generale di Survival International. “È una truffa. E sta danneggiando la conservazione. I turisti della Riserva di Amrabad dovrebbero rendersi conto che stanno sostenendo un sistema che potrebbe portare allo sfratto dei popoli tribali – i migliori conservazionisti – dalle loro terre ancestrali, e che un giorno le miniere di uranio potrebbero prendere il loro posto."
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L’ONU condanna “l’attacco” del Brasile ai popoli indigeni

Mon, 12 Jun 2017 09:01:00 -0700 
#^L’ONU condanna “l’attacco” del Brasile ai popoli indigeni

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Le Nazioni Unite hanno condannato il violento attacco del Brasile nei confronti dei diritti indigeni, che minaccia di spazzare via le tribù incontattate.

© G. Miranda/FUNAI/Survival

Le Nazioni Unite e la Commissione Interamericana dei Diritti Umani hanno condannato “l’attacco” del Brasile contro suoi popoli indigeni.

Con una nuova dichiarazione, gli esperti delle Nazioni Unite e della Commissione Interamericana hanno avvertito che gli Indiani brasiliani corrono rischi gravissimi, se i politici continueranno a spingere per indebolire i loro diritti territoriali duramente conquistati.

La Costituzione del Brasile stabilisce che i territori indigeni devono essere demarcati e protetti per uso esclusivo degli Indiani. Tuttavia, i politici anti-indigeni legati alla potente lobby dell’agribusiness chiedono emendamenti legislativi che potrebbero permettergli di rubare e distruggere queste terre per fare posto a piantagioni di larga scala e progetti di “sviluppo”. Questo è l’attacco più grave che gli Indiani brasiliani hanno subito negli ultimi decenni.

Senza le loro terre, i popoli indigeni non possono sopravvivere. Le tribù di tutta la nazione si sono unite per protestare contro questo attacco ai loro diritti. Un leader indigeno, Adalto Guarani, ha dichiarato che i progetti dei politici “sono come una bomba atomica… che potrebbe uccidere tutti gli Indiani in Brasile” e ha incoraggiato le persone di tutto il mondo a passare all’azione.

Il Brasile ospita più di 250 tribù, di cui oltre un centinaio sono incontattate e rifiutano il contatto con la società dominante. Le tribù incontattate sono i popoli più vulnerabili del pianeta. Rischiano il genocidio e saranno uccise dalle malattie e dalla violenza portate dagli invasori se le loro terre non saranno protette, ma le squadre governative incaricate di tenere lontani gli estranei sono paralizzate a causa dei recenti tagli al bilancio.

La dichiarazione critica fortemente “l’illegittima criminalizzazione” degli alleati dei popoli indigeni. La lobby dell’agribusiness anti-indigena ha promosso un’inchiesta il cui resoconto, pubblicato recentemente, attacca i leader indigeni, gli antropologi, i pubblici ministeri e le ONG, compresa Survival International. Il rapporto è stato accolto con stupore e incredulità sia in Brasile che fuori.

Gli esperti hanno sottolineato che durante gli ultimi quindici anni il Brasile ha assistito “al più alto numero di omicidi di difensori della terra e ambientalisti rispetto a qualsiasi altro paese.” Decine di leader indigeni sono stati assassinati negli ani recenti, in seguito ai tentativi di rioccupare la loro terra ancestrale. Lo scorso mese, tredici indiani Gamella sono stati ricoverati dopo un violento assalto da parte di sicari armati con machete in Amazzonia.

Le Nazioni Unite e la Commissione Interamericana hanno raccomandato che “il Brasile deve rafforzare la protezione legale e istituzionale dei popoli indigeni”.

Survival ha lanciato una campagna a difesa dei diritti indigeni in Brasile.
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Bangladesh: centiania di case degli Jumma incendiate dai coloni mentre la polizia rimane a guardare

Thu, 08 Jun 2017 09:07:00 -0700 
#^Bangladesh: centiania di case degli Jumma incendiate dai coloni mentre la polizia rimane a guardare

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Gli abitanti jumma fuggono dall’attacco, nelle Colline Chittagong, in Bangladesh.

© Anonymous

Almeno 250 abitazioni degli Jumma, gli abitanti indigeni delle Colline Chittagong in Bangladesh, sono state rase al suolo dal fuoco appiccato dai coloni bengalesi. Una donna anziana Guna Maia Chakma è rimasta intrappolata nella sua casa ed è bruciata viva.

L’incendio doloso è avvenuto il 2 giugno, dopo che il corpo di Nurul Islam Nayon, un motociclista bengalese, è stato ritrovato e la popolazione locale ha accusato gli Jumma della sua morte.

Testimoni oculari dichiarano che l’esercito e la polizia sono rimasti a guardare e non sono intervenuti quando i coloni che protestavano contro la morte del signor Nayon si sono scatenati, dando fuoco alle case degli Jumma e ai negozi in tre diversi villaggi.

Il governo del Bangladesh ha trasferito i coloni bengalesi sulle terre degli Jumma per più di 60 anni. Gli Jumma sono passati dall’essere praticamente i soli abitanti delle Hill Tracts a essere, oggi, in netta minoranza rispetto ai coloni.

La tensione tra le comunità rimane alta e la violenza in un’area può spesso innescare attacchi vendicatori altrove.

Ai coloni è stato frequentemente permesso di compiere questi attacchi nella totale impunità, mentre le forze di sicurezza ignorano le richieste di aiuto da parte della comunità jumma. Il 4 giugno la polizia e l’esercito avrebbero disperso con la violenza una protesta pacifica contro l’incendio doloso. I soldati hanno preso a pugni e picchiato con i manganelli i manifestanti jumma, dopo che hanno protestato perché gli esecutori dell’incendio doloso fossero consegnati alla giustizia.

Survival International lancia un appello perché i responsabili dell’incendio e della morte di Nurul Islam Nayon siano consegnati alla giustizia. Sollecita anche il governo del Bangladesh affinché indaghi con urgenza sul ruolo delle forze di sicurezza durante l’attacco ai tre villaggi e durante la conseguente protesta pacifica.
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Kenya: una sentenza storica segna la vittoria degli Ogiek

Wed, 07 Jun 2017 08:59:40 -0700 
#^Kenya: una sentenza storica segna la vittoria degli Ogiek

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Un uomo ogiek preprara il suo arco e le sue frecce.

© Yoshi Shimizu

Con una decisione senza precedenti, la Corte Africana ha stabilito che il governo del Kenya ha violato i diritti degli Ogiek sfrattandoli ripetutamente dalle loro terre ancestrali.

Il tribunale ha riscontrato che il governo ha violato sette articoli della Carta Africana, e ha ordinato di prendere “tutte le misure del caso” per rimediare.

Gli Ogiek hanno citato in giudizio il governo per la violazione del loro diritto alla vita, alle risorse naturali, alla cultura, alla proprietà, allo sviluppo e alla non-discriminazione.

Il caso è stato sollevato dall’Ogiek Peoples Development Program (OPDP), il Centro per lo Sviluppo dei Diritti delle Minoranze (CEMIRIDE) e il Gruppo Internazionale per i Diritti delle Minoranze, ed è stato presentato la prima volta otto anni fa.

“Per gli Ogiek, stiamo scrivendo la storia. La questione dei loro diritti territoriali è stata finalmente affrontata e il caso gli ha permesso di sentirsi importanti… Questa è un’opportunità per il governo di restituire la Foresta Mau e ripristinare la dignità del popolo Ogiek” ha dichiarato Daniel Kobei, direttore dell’OPDP.

Gli Ogiek sono una tribù di cacciatori-raccoglitori che vive nella Foresta Mau, nella Rift Valley in Kenya, da tempi immemorabili.

Dai tempi coloniali ad oggi, hanno sofferto una lunga storia di discriminazione e sfratti dalla loro terra.

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La casa di questa donna è stata demolita durante gli sfratti illegali dalla terra degli Ogiek.
© Survival

Gran parte della ricca foresta degli Ogiek è stata invasa e distrutta dagli esterni, e convertita in concessioni di taglio del legname. Alcuni funzionari governativi hanno tentato di giustificare gli sfratti nel nome della conservazione, accusando falsamente la tribù di distruggere la foresta.

Gli sfratti sono spesso violenti, molti Ogiek sono stati uccisi e le loro case bruciate. Non sono mai stati consultati riguardo agli sfratti, né hanno mai ricevuto alcun risarcimento.

Il mese scorso un Organismo delle Nazioni Unite ha espresso la sua preoccupazione rispetto al trattamento che il Kenya riserva ai popoli di cacciatori-raccoglitori e ha rivolto un appello al governo affinché: “Garantisca il legale riconoscimento ai diritti collettivi dei Sengwer, degli Endorois, degli Ogiek e di altri popoli indigeni a possedere, sviluppare, controllare e usare le loro terre, risorse e territori comunitari”.

La speranza è che la sentenza costituisca un importante precedente per altri casi legati ai diritti territoriali indigeni in Africa.
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I politici brasiliani fanno pressione per la chiusura del FUNAI

Thu, 18 May 2017 06:20:00 -0700 
#^I politici brasiliani fanno pressione per la chiusura del FUNAI

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Imponenti proteste indigene a Brasilia, aprile 2017

© VOA

Un’inchiesta istituita da parlamentari brasiliani che rappresentano gli interessi dei grandi allevatori e agricoltori ha appena diffuso un rapporto con cui chiede la chiusura del FUNAI, il Dipartimento agli Affari Indiani.

Le conclusioni del rapporto sono state accolte con indignazione e incredulità sia in Brasile che fuori. “Uccidere il FUNAI equivale a uccidere noi, i popoli indigeni” ha affermato Francisco Runja, un portavoce Kaingang. “Il FUNAI è un’istituzione cruciale per noi, per la nostra sopravvivenza, per la nostra resistenza, ed è una garanzia per la demarcazione dei nostri territori ancestrali.”

Il rapporto attacca i leader indigeni, gli antropologi, i pubblici ministeri e le ONG, tra cui Survival International.

Sostiene che il FUNAI sia diventato “ostaggio di interessi esterni” e chiede che decine dei suoi funzionari vengano perseguiti per aver appoggiato quelle che definisce “demarcazioni illegali” dei territori indigeni.

Ieri un gruppo di 50 Indiani non è stato ammesso alla sessione del Congresso in cui si è discussa l’inchiesta.

L’inchiesta è durata 500 giorni e il rapporto è lungo più di 3000 pagine. Si tratta di un lampante attacco ai popoli indigeni e di un tentativo osceno e parziale di distruggere i diritti costituzionali conquistati con tanta fatica.

È stato guidato dai politici che rappresentano il potente settore dell’agribusiness, e che da tempo hanno mire sui territori indigeni per trarne profitto personale.

Un membro del Congresso, Luis Carlos Heinze, ha ricevuto il premio di Razzista dell’Anno di Survival nel 2014 in seguito ai suoi commenti profondamente offensivi a proposito degli Indiani, degli omosessuali e dei neri del Brasile.

Un altro membro del Congresso, Alceu Moreira, ha chiesto lo sfratto dei popoli indigeni che tentano di rioccupare le proprie terre ancestrali.

Questo clima sempre più ostile e anti-indigeno di molti settori del Congresso, sta alimentando violenze nei confronti dei popoli indigeni. Il mese scorso, 22 Indiani Gamela sono stati feriti a causa di un attacco brutale da parte dei sicari al soldo dei proprietari terrieri locali.

Il FUNAI ha subito grossi tagli al suo bilancio, che hanno portato alla riduzione di molte delle squadre responsabili della protezione dei territori delle tribù incontattate. Tutto ciò essenzialmente lascia alcuni dei popoli più vulnerabili del pianeta alle mercé di taglialegna armati e accaparratori di terra.

L’organizzazione è stata enormemente indebolita. Molti ruoli ora sono ridondanti, e personaggi politici dirigono dipartimenti cruciali.

Negli ultimi cinque mesi, ha cambiato tre presidenti. All’inizio di questo mese il secondo presidente, Antonio Costa, è stato destituito. In una conferenza stampa aveva criticato fortemente il Presidente Temer e Osmar Serraglio, il Ministro della Giustizia, affermando che “non solo vogliono eliminare il FUNAI, ma anche le politiche pubbliche come la demarcazione della terra [indigena]… Tutto ciò è molto serio.”

“Il FUNAI è rotto… è già morto. Lo hanno ucciso. Esiste solo di nome. Un bel nome, ma non ha il potere di aiutarci” ha detto lo sciamano e portavoce Yanomami Davi Kopenawa.
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Botswana: per i Boscimani è il ventesimo anniversario dello sfratto dal Kalahari

Thu, 11 May 2017 00:44:41 -0700 
#^Botswana: per i Boscimani è il ventesimo anniversario dello sfratto dal Kalahari

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Nel 1997 molti Boscimani furono trasferiti nel campo di reinsediamento governativo di New Xade.

© Noam Schimmel/Survival

Oggi ricorre il ventesimo anniversario dal giorno in cui a centinaia di Boscimani venne ordinato di abbandonare immediatamente le proprie case nel cuore della Central Kalahari Game Reserve (CKGR).

Fu la prima di un’ondata di sfratti effettuati dal governo del Botswana, determinato ad aprire le loro terre ancestrali all’estrazione dei diamanti e al turismo.

I Boscimani della comunità di Xade non ricevettero alcun preavviso ma solo l’ordine di lasciare immediatamente le loro case. Furono ammassati in camion e a chi si rifiutava di salire venne detto che l’esercito avrebbe aperto il fuoco.

Oltre alla forza, furono impiegate tattiche subdole: alcuni bambini boscimani e i loro insegnanti furono allontanati per primi, costringendo così i genitori preoccupati a seguirli nel campo di reinsediamento di New Xade – presto rinominato dai Boscimani “luogo di morte”.

Qui la vita – come testimoniato dai ricercatori di Survival e da molti media internazionali – era squallida. I Boscimani vivevano in tende come rifugiati e dipendevano totalmente dagli aiuti governativi.

Molti sono morti di HIV/AIDS e alcolismo introdotti dagli esterni che si riversarono nell’accampamento per approfittare del misero risarcimento in denaro ricevuto dai Boscimani.

Da cacciatori-raccoglitori con un forte senso di indipendenza e identità i Boscimani furono ridotti a una vita di noia, depressione e disperazione che continua ancora oggi.

Per molti osservatori, il trattamento disumano che il governo riserva ai Boscimani ricorda il regime di apartheid del vicino Sud Africa, dove le comunità nere venivano sistematicamente sfrattate dalle loro case per essere spostate in baracche sovraffollate alle periferie delle città.

Questo è solo l’ultimo capitolo di secoli di persecuzioni inflitte ai Boscimani dell’Africa meridionale dai coloni bianchi e dai Bantu.

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Nel 2006 i Boscimani hanno festeggiato una storia vittoria in tribunale. Tuttavia, sono passati più di dieci anni da allora e molti continuano a soffrire nei campi di reinsediamento governativi.

© Survival International

In vent’anni, tuttavia, ci sono stati alcuni cambiamenti positivi. Nel 2006, i Boscimani che furono sfrattati dalla riserva nel 2002 hanno vinto uno storico processo presso la Corte Suprema del Botswana, grazie al sostegno di Survival International. La Corte ha stabilito infatti che i Boscimani erano stati sfrattati illegalmente, e che avevano il diritto di vivere e cacciare nella riserva.

Oggi centinaia di Boscimani hanno lasciato gli odiati campi di reinsediamento e sono ritornati a casa. Tuttavia, continuano a subire violenze, pestaggi e torture da parte dei guardaparco quando esercitano il loro diritto alla caccia.

Come spiega il portavoce boscimane Jumanda Gakelebone: “I Boscimani non sono bracconieri. Noi cacciamo per sopravvivere, non uccidiamo animali in grandi quantità. Prendiamo ciò che ci serve per sopravvivere.”

Le famiglie sono ancora smembrate poiché il governo sostiene che solo le singole persone che hanno preso parte al processo alla Corte Suprema possono tornare a vivere nella CKGR. E quando i loro figli compiono 18 anni devono richiedere un permesso per poter visitare le famiglie all’interno della riserva. Questo causa grandi difficoltà e sofferenze.

I Boscimani temono che la loro terra possa essere aperta a ulteriori esplorazioni senza il loro consenso. Infatti, nonostante la miniera di diamanti nella comunità boscimane di Gope sia stata di recente ridimensionata, il mese scorso il governo ha accordato nuove licenze per la prospezione di diamanti a una joint venture mineraria russo-britannica.

Negli ultimi anni il governo ha anche rilasciato licenze per effettuare il fracking nella CKGR.

“Autorizzare le compagnie a estrarre risorse naturali ci danneggia e viola i nostri diritti umani” ha detto un Boscimane a Survival.

Survival continua la sua campagna in difesa dei diritti dei Boscimani; nel 2016, in occasione del cinquantesimo anniversario del paese, ha lanciato una campagna internazionale per mobilitare l’opinione pubblica.
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Le autorità indiane attaccano i leader indigeni

Wed, 10 May 2017 02:42:00 -0700 
#^Le autorità indiane attaccano i leader indigeni

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I Dongria si sono opposti ai tentativi di aprire una miniera nelle loro colline per anni, ma oggi ricevono forti pressioni perché si arrendano.

© Survival

Il governo indiano sta attaccando e sta tentando di zittire i leader della tribù dei Dongria Kondh, nota per aver vinto una battaglia legale alla “Davide e Golia” contro un gigante minerario britannico.

La resistenza dei Dongria contro la miniera nelle loro terre continua sin dalla storica vittoria del 2014. I leader, tra cui Dodi Pusika, sentono che finché ai piedi delle colline Niyamgiri – un’area che la tribù ha vissuto e gestito per generazioni – esisterà una raffineria, il rischio dell’apertura di una miniera rimarrà. Una recente manifestazione di protesta è stata accolta da una carica della polizia.

La nuora di Pusika, Kuni Sikaka, è stata arrestata nel cuore della notte il 3 maggio e accusata di legami con i ribelli maoisti. In cambio del suo rilascio, Dodi Pusika e altri membri della sua famiglia sono stati costretti a “costituirsi” come maoisti e a sfilare davanti ai media.

Vi è stato un incremento allarmante nel numero degli arresti arbitrari e politici dei indigeni che oppongono resistenza alle operazioni minerarie o alle politicge governative che mettono a rischio le loro terre e le loro comunità. Generalmente, coloro che vengono arrestati sono accusati di legami con i maoisti – solitamente senza che esista alcuna prova.

L’attivista per i diritti umani e dottore Binayak Sen, e l’insegnate indigena Soni Sori sono stati entrambi arrestati per sospetti legami con i Maoisti, e successivamente rilasciati solo in seguito a campagne nazionali e internazionali.

Ad aprile, il Ministro dell’Interno ha pubblicato un rapporto affermando che i Maoisti erano “alla guida delle attività” dell’organizzazione dei Dongria, la Niyamgiri Suraksha Samiti (NSS). Al contrario, i Maoisti avevano ordinato ai Dongria di boicottare quelle stesse assemblee durante le quali hanno affermato il loro “no” deciso contro la miniera.

“Siamo sempre stati contrari alla violenza – sia quella dello stato, sia quella dei Maoisti” ha dichiarato Lingaraj Azad, un membro del NSS. “Non ci arrenderemo mai, e continuiamo la nostra lotta per proteggere la Nyiamgiri dalle miniere.”

Survival chiede al governo di far cadere queste accuse inventate, di fermare la persecuzione dei Dongria Kondh, di rispettare la loro decisione a proposito della miniera di Nyiamgiri, e di far rispettare il loro diritto a proteggere le loro terre e determinare autonomamente il loro futuro.
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Scioccante: indigeni Gamela attaccati e mutilati dagli allevatori in Brasile

Fri, 05 May 2017 03:55:19 -0700 
#^Scioccante: indigeni Gamela attaccati e mutilati dagli allevatori in Brasile

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Questa foto scattata con il cellulare mostra gli allevatori sul punto di attaccare i Gamela. Un’auto della polizia li accompagna.

© CIMI

ATTENZIONE: IMMAGINI FORTI

In Brasile, tredici Indiani amazzonici sono stati ricoverati in ospedale dopo un violento e brutale attacco da parte di uomini armati con machete.

Nelle scioccanti immagini ricevute da Survival International in cui si vede un uomo con entrambe le braccia mutilate.

L’attacco è stato una rappresaglia contro la campagna dei Gamela per recuperare una piccola parte del loro territorio ancestrale. La loro terra è stata infatti invasa e distrutta dagli allevatori, dai taglialegna e dagli accaparratori di terra, e i Gamela sono costretti a vivere ammassati in un minuscolo appezzamento di terra. I Gamela sono indigeni dell’area dello stato di Maranhão, nel Brasile settentrionale.

Da un po’ di tempo i potenti interessi dell’agribusiness – tra cui figurerebbe la famiglia di proprietari terrieri Sarney – sono entrati in conflitto con la tribù. Della famiglia fanno parte un ex-presidente del Brasile e un ex-governatore dello stato di Maranhão.

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Foto di una vittima dell’attacco.

© Anon

Testimoni oculari hanno raccontato che gli allevatori si sono radunati a un barbecue per ubriacarsi prima di circondare l’accampamento dei Gamela e aprire il fuoco, per poi attaccare con i machete, provocando ferite gravissime alle vittime. La polizia locale sarebbe stata presente e avrebbe permesso che l’attacco avesse luogo.

I Gamela hanno ricevuto minacce di morte in risposta ai loro tentativi di far ritorno alla loro terra. “La gente si sbaglia se pensa che uccidendoci metterà fine alla nostra lotta. Se ci uccidono, cresceremo ancora, come semi… Né la paura, né i proiettili degli allevatori potranno fermarci”, hanno affermato i Gamela in una dichiarazione diffusa dall’ONG Brasiliana CIMI.

L’attacco è arrivato qualche giorno dopo le imponenti proteste degli indigeni nella capitale Brasilia contro le proposte di emendamento alle leggi per i popoli indigeni del paese, che potrebbero avere disastrose conseguenze per questi popoli.

Il furto di terra è uno dei problemi più gravi che i popoli indigeni devono affrontare. In tutto il mondo, le società industrializzate rubano le loro terre per trarne profitto.

Gli attivisti temono che gli stretti legami tra la lobby dell’agribusiness brasiliana e il governo Temer, salito al potere dopo l’impeachment di Dilma Rousseff nel 2016, possano portare nuova violenza genocida e razzismo contro i popoli indigeni del Brasile.

“In questo momento, stiamo assistendo al più grave attacco agli Indiani brasiliani da decenni” ha commentato oggi Stephen Corry, Direttore generale di Survival International. “Questo terrificante episodio è sintomatico di un attacco crudele e prolungato che sta annientando le comunità indigene del paese. Atti efferati come questo non avranno fine sino a quando i responsabili non saranno perseguiti e il Brasile inizierà a far rispettare i diritti territoriali dei popoli indigeni, come previsto dalla legislazione nazionale e internazionale.”
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Il WWF vince il 'Greenwashing Award' 2017 di Survival International

Tue, 02 May 2017 06:17:50 -0700 
#^Il WWF vince il 'Greenwashing Award' 2017 di Survival International

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Per le tribù della foresta pluviale, le vaste operazioni di taglio del legno rappresentano da molti anni un gravissimo problema.

© Margaret Wilson/Survival

Il WWF ha vinto il “Greenwashing Award” di Survival International per avere stretto partnership con sette compagnie che stanno disboscando quasi 4 milioni di ettari di foresta appartenenti ai ‘Pigmei’ Baka e Bayaka, nell’Africa Centrale.

Tra queste, il controverso gruppo italo-camerunense SEFAC (direttamente collegato a Vasto Legno).

Il premio viene assegnato a compagnie o organizzazioni che spacciano la distruzione delle foreste dei popoli indigeni come iniziative di conservazione.

La Wildlife Conservation Society (WCS), che ha sede nello zoo del Bronx di New York, è stata nominata per il secondo posto, anch’essa a causa delle sue attività nel bacino del Congo. WCS ha stretto partnership con due compagnie di taglio del legno che non avevano ottenuto il consenso dei popoli indigeni a operare nelle loro terre.

Il WWF descrive le compagnie di taglio del legname come “operatori forestali”. Secondo l’organizzazione, le sue partnership con queste aziende sono dirette a “promuovere una gestione sostenibile della foresta”.

In realtà, tuttavia, tutti i partner del WWF sono stati accusati di taglio illegale e nessuno di loro ha ottenuto il consenso dei “Pigmei” Baka e Bayaka. Un recente studio ha anche rivelato che approcci come quello del WWF non hanno rallentato la distruzione della foresta pluviale del bacino del Congo.

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Questa foto è stata scattata dai “Pigmei” Baka alla fine del 2016 per denunciare di aver individuato dei dipendenti di Rougier che tagliavano alberi illegalmente nella loro terra.

© Survival

In un rapporto del 2011, la ONG ambientalista Global Witness ha dichiarato che le partnership “permettono ad alcune… compagnie partner di godere dei benefici derivanti dall’associazione con il WWF e con il suo emblematico marchio del Panda, mentre continuano a tagliare alberi in maniera insostenibile, a convertire le foreste in piantagioni, o a commerciare legname ottenuto illegalmente.”

Le partnership violano anche la politica del WWF stesso sui popoli indigeni, che prevede che tutti i progetti siano intrapresi con il pieno consenso delle comunità indigene.

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I Baka e altre tribù sono stati sfrattati da vaste aree delle loro terre ancestrali e oggi sono costretti a vivere ai margini delle strade.

© Survival International

“È la foresta dei Baka, che abbiamo conservato per lungo tempo. Sono i taglialegna che portano armi e i loro fratelli che cacciano tutti gli animali” ha dichiarato un uomo baka.

Una donna baka ha aggiunto: “Dobbiamo lottare contro tutto questo, perché la nostra foresta viene completamente distrutta.”

“I sostenitori del WWF si sorprenderanno nell’apprendere che l’organizzazione lavora così a stretto contatto con i taglialegna che stanno distruggendo una delle più grandi foreste pluviali della Terra” ha commentato Stephen Corry, Direttore generale di Survival. “Le tribù del bacino del Congo, i suoi custodi originali, vengono messe ai margini e le loro società distrutte. In tutta l’Asia e l’Africa le grandi organizzazioni della conservazione stringono partnership con l’industria e il turismo e distruggono i migliori alleati dell’ambiente. È una truffa e sta danneggiando la conservazione. Forse questo ‘premio’ incoraggerà qualcuno all’interno del WWF e di WCS a esercitare pressioni sulle loro stesse organizzazioni affinché si ravvedano. È arrivato il momento di ascoltare i conservazionisti indigeni.”

Note ai redattori: il WWF ha stretto partnership con i gruppi: Bolloré, Danzer, Decolvenaere, Pasquet, Rougier, SEFAC e Vicwood. WCS invece ha stretto partnership con i gruppi Danzer e Olam.[i] Clicca qui per leggere il rapporto riassuntivo di Survival su queste partnership.[/i]

“Pigmei” è un termine collettivo usato per indicare diversi popoli cacciatori-raccoglitori del bacino del Congo e di altre regioni dell’Africa centrale. Il termine è considerato dispregiativo e quindi evitato da alcuni indigeni, ma allo stesso tempo viene utilizzato da altri come il nome più facile e conveniente per riferirsi a se stessi.
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Brasile: il governo abbandona le tribù incontattate in balia di taglialegna e allevatori

Wed, 26 Apr 2017 07:16:33 -0700 
#^Brasile: il governo abbandona le tribù incontattate in balia di taglialegna e allevatori

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Le tribù incontattate, come questa ritratta nelle immagini aeree che fecero il giro del mondo nel 2011, subiscono attacchi genocidi mentre il governo taglia i fondi per la protezione della loro terra.

© G.Miranda/FUNAI/Survival

Secondo le informazioni trapelate a Survival International, tutte le unità governative attualmente responsabili di proteggere le tribù incontattate del Brasile dalle invasioni di taglialegna e allevatori potrebbero essere smantellate. Una simile misura rappresenterebbe la più grande minaccia alle tribù incontattate dell’Amazzonia in decenni.

Gli agenti del FUNAI, il Dipartimento agli Affari indigeni del paese, svolgono un ruolo fondamentale nel proteggere i territori dei popoli incontattati da taglialegna, allevatori, minatori e altri invasori. Alcune squadre sul campo sono già state ritirate, e ulteriori riduzioni sono pianificate nel prossimo futuro.

Probabilmente, non appena la protezione sarà annullata, migliaia di invasori si precipiteranno all’interno di questi territori .

Si stima che in Brasile vi siano più di 100 tribù incontattate, ben oltre due terzi della popolazione globale di popoli incontattati. Molti di loro vivono all’interno di territori indigeni, per un totale di 54,3 milioni di ettari di foresta pluviale protetta, un’area grande quanto la Francia.

Questi territori sono monitorati da appena 19 squadre del FUNAI appositamente dedicate. È possibile che tutte e 19 le squadre siano eliminate dal budget statale brasiliano, nonostante i fondi necessari per mantenerle siano pari al salario medio e ai benefit annuali pagati a due soli membri del Congresso brasiliano.

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Agenti del FUNAI in Brasile. Le squadre sul territorio lavorano a tempo pieno per impedire agli invasori di entrare nel territorio delle tribù incontattate, ma questa protezione fondamentale potrebbe essere eliminata.

© Mário Vilela/FUNAI

Queste proposte sono le ultime di una lunga lista di azioni intraprese dal governo Temer, salito al potere nel 2016 dopo l’impeachment di Dilma Rousseff, che potrebbero avere conseguenze catastrofiche per i popoli indigeni.

“Tagliando il budget del FUNAI, il governo sta dichiarando l’estinzione dei popoli indigeni”, ha affermato l’attivista indigena Sonia Guajajara.

Paulo Marubo, un uomo indigeno della valle di Javari nell’Amazzonia brasiliana ha dichiarato: “Se le squadre di protezione verranno eliminate, tornerà tutto come prima, quando molti Indiani venivano massacrati e morivano a causa delle malattie… Se i taglialegna arriveranno qui, vorranno contattare gli indigeni incontattati, diffonderanno malattie e li ammazzeranno.”

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Protesta indigena a Brasilia, Brasile.

© Fabio Nascimento / Mobilização Nacional Indígena

Secondo i ricercatori, lo stretto legame tra il governo e le potenti lobby dell’allevamento e dell’agribusiness – che considerano i territori indigeni come un ostacolo alla loro espansione – potrebbe aver giocato un ruolo in questa proposta.

Questa settimana a Brasilia sono in corso grandi proteste contro i piani del governo volti a indebolire la protezione dei diritti indigeni.

Le tribù incontattate sono i popoli più vulnerabili del pianeta. Intere popolazioni sono sterminate dalla violenza genocida di esterni che le derubano di terre e risorse, e da malattie, come l’influenza e il morbillo, verso cui non hanno difese immunitarie.

Survival sta conducendo una campagna internazionale per il diritto delle tribù incontatatte alle loro terre e a poter determinare autonomamente il loro futuro.

“I tagli al budget governativo per proteggere le tribù incontattate non hanno chiaramente nulla a che fare con i soldi – le somme coinvolte sono esigue” ha dichiarato Stephen Corry, il Direttore generale di Survival International. “È una mossa politica del settore dell’agribusiness che vede i popoli incontattati come un ostacolo al profitto e che sta prendendo di mira la foresta che è stata finora inaccessibile allo sviluppo. La verità è che questi tagli potrebbero causare un genocidio.”
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Le notizie di Survival International

Giornata Mondiale della Terra: otto prove che i popoli indigeni sono i migliori conservazionisti

Fri, 21 Apr 2017 06:55:11 -0700 
#^Giornata Mondiale della Terra: otto prove che i popoli indigeni sono i migliori conservazionisti

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Tradizionalmente, piccole comunità di ‘Pigmei’ si spostano nella foresta, raccogliendo una vasta gamma di prodotti e scambiando beni con le società stanziali vicine.

© Selcen Kucukustel/Atlas

In occasione della Giornata Mondiale della Terra che si celebra il 22 aprile, Survival International racconta alcune storie sorprendenti che dimostrano come i popoli indigeni siano i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale.

1. I “Pigmei” Baka hanno più di 15 parole per chiamare l’elefante
I Baka conoscono così profondamente gli elefanti da utilizzare diverse parole per definirli a seconda del sesso, dell’età e persino del temperamento.

Studi hanno dimostrato che in molte aree i Baka convivono con alte densità di specie in pericolo. “Sappiamo quando e dove i bracconieri sono nella foresta, ma nessuno ci ascolterà” ha detto a Survival un uomo Baka. Invece di combattere le cause della distruzione ambientale, i progetti di conservazione espongono i popoli come i Baka a violenze e pestaggi, torture e morte.

2. I Kogi hanno contribuito a risanare un’area di terra un tempo degradata
Nel 2012 i Kogi delle montagne colombiane della Sierra Nevada de Santa Marta hanno ottenuto una porzione di terra – una piccola area del loro territorio ancestrale – con l’aiuto di un piccolo gruppo di conservazione. Da allora, i conservazionisti riferiscono che la vegetazione ha ripreso a crescere, le acque sono state decontaminate e i laghi pieni di rifiuti sono stati trasformati in “splendide lagune di acqua dolce”.

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Donna Baiga della Riserva delle tigri di Kanha, India 2013.

© Survival International, 2013

3. I Baiga hanno risanato oltre 600 ettari di foresta intorno a un unico villaggio
Nel villaggio dei Dhaba, nell’India centrale, gli abitanti baiga erano preoccupati perché il Dipartimento locale alle foreste stava abbattendo troppi alberi, apparentemente per fermare il diffondersi di un parassita. Gli indigeni hanno protestato e sono intervenuti facendo da scudo tra i funzionari forestali e gli alberi.

La loro protesta ha avuto successo e oggi diverse specie di alberi intorno al villaggio – come il char, mahuli e il bambù – si sono riprese. Gli stessi Baiga hanno piantato molti alberi.

4. Gli sciamani Tukano stabiliscono quote di caccia per la tribù
Un importante studio antropologico ha evidenziato che gli sciamani Tukano, in Colombia, hanno un ruolo attivo nel controllare le attività di caccia della loro tribù. Tengono conto di come vengono uccisi molti animali, e proibiscono la caccia in alcune aree dove pensano che la densità della popolazione faunistica stia diminuendo.

5. I Soliga controllano la diffusione di piante invasive con l’utilizzo del fuoco
I Soliga dell’India accendevano piccoli fuochi per ripulire la terra e prepararla all’agricoltura sostenibile, ma da quando questa pratica è stata vietata nel nome della conservazione, gli ecosistemi locali si sono deteriorati a causa delle diffusione di un’erba selvatica invasiva chiamata lantana. “Il Dipartimento alle Foreste non ha conoscenze nella conservazione. Noi abbiamo conservato la foresta per molti anni. Loro non sanno come proteggere la nostra foresta” ha detto un uomo soliga.

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Gli Awà cacciano nella loro terra ancestrale nell’Amazzonia nordorientale, in Brasile.
© Survival

6. Per mantenere l’equilibrio dell’ecosistema, gli Awà non cacciano alcune specie
Gli Awà del Brasile vivono di caccia e raccolta nella foresta dell’Amazzonia nordorientale. Tuttavia, per i cacciatori Awà uccidere alcuni animali – come ad esempio, le aquile arpie in pericolo, i colibrì e i capibara – è un tabù. Gli Awà hanno una profonda conoscenza dell’ambiente e di quale ruolo hanno al suo interno.

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Il territorio indigeno di Arariboia, nell’Amazzonica, è un isola di verde in un mare di deforestazione.

© Survival

7. I territori indigeni costituiscono la migliore barriera contro la deforestazione in Amazzonia
Guardate questa immagine satellitare. E questa. E anche questa. Sono tutte immagini di territori indigeni protetti all’interno dell’Amazzonia brasiliana: isole di verde in un mare di deforestazione. Proteggendo i diritti territoriali indigeni proteggiamo anche anche la foresta; è semplice.

8. Con i loro orti, gli Orang Asli forniscono habitat e cibo per gli animali
I frutteti degli Orang Asli, nella riserva di Krau in Malesia, attirano nell’area molti animali, tra cui anche grandi mammiferi. I frutteti forniscono cibo e costituiscono anche una delle principali modalità di diffusione dei semi, colmando un ruolo che un tempo era di elefanti e rinoceronti, ora scomparsi dall’area. L’agricoltura indigena su piccola scala aiuta spesso a incrementare la biodiversità.

“I popoli indigeni hanno gestito i loro ambienti per millenni e innumerevoli prove dimostrano che sanno prendersi cura dei loro ambienti meglio di chiunque altro” ha affermato il Direttore generale di Survival International Stephen Corry. “Tutto questo non ha nulla a che fare con il mito del buon selvaggio, si tratta di dati scientifici. Se vogliamo aiutare davvero l’ambiente, dovrebbero essere i popoli indigeni a guidare il movimento ambientalista. Se vogliamo salvare la foresta pluviale, ad esempio, dobbiamo lottare per garantire che rimanga nelle mani delle tribù che la abitano.”
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Le notizie di Survival International

Proteste in tutto il mondo per i diritti dei popoli indigeni in Brasile

Thu, 20 Apr 2017 06:12:27 -0700 
#^Proteste in tutto il mondo per i diritti dei popoli indigeni in Brasile

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Il leader guarani Ladio Veron ha guidato una protesta per i diritti del suo popolo davanti all'ambasciata brasiliana a Londra.

© Eleanor K. Russell/ Survival

In occasione della Giornata Nazionale dell’Indio in Brasile, Survival International ha organizzato un’ondata di proteste internazionali contro la distruzione delle terre, delle vite e dei diritti umani dei popoli indigeni.

I sostenitori di Survival hanno manifestato davanti all’Ambasciata brasiliana a Londra per chiedere il rispetto dei diritti territoriali dei Guarani e delle altre tribù del paese. Insieme a loro c’era Ladio Veron, portavoce guarani.

Anche in Brasile, negli Stati Uniti, in Spagna, Italia e Germania si sono svolte azioni di protesta. In Italia una delegazione di Survival ha consegnato una lettera al Consolato generale del Brasile per manifestare la propria preoccupazione per la situazione in cui versano i popoli indigeni del paese.

Gli allevatori e l’industria agricola hanno costretto i Guarani ad abbandonare la loro terra ancestrale nel Brasile centrale, condannandoli a vivere in povertà. Molti membri della tribù oggi vivono ai margini delle strade, in accampamenti di fortuna, e bevono acqua inquinata.

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Sostenitori di Survival e dei Guarani hanno affiancato il leader guarani Ladio Veron durante la protesta a Londra.

© Eleanor K. Russell/ Survival

La loro terribile condizione è stata descritta dalle Nazioni Unite come una crisi umanitaria. La tribù soffre anche del più alto tasso di suicidi al mondo.

In queste settimane il portavoce guarani Ladio Veron sta girando l’Europa per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione del suo popolo. A proposito della campagna per la restituzione della loro terra ancestrale ha dichiarato: “Resisteremo ad ogni costo. Non abbiamo nient’altro da perdere se non le nostre vite”. Nelle scorse settimane Ladio ha visitato anche l’Italia, dove ha partecipato a diversi incontri pubblici.

I Guarani subiscono quasi quotidianamente le persecuzioni dei sicari armati al soldo degli allevatori e di altre persone che hanno forti interessi economici. E quando cercano di rioccupare la terra che è loro di diritto, secondo la legge brasiliana e internazionale, subiscono spesso violente rappresaglie.

I popoli di tutto il Brasile si stanno opponendo con forza a un’ondata di proposte legislative anti-indigene che sono attualmente in discussione al Congresso. Se approvate, queste proposte potrebbero permettere ai proprietari terrieri di bloccare il riconoscimento di nuovi territori indigeni, e frammentare e rubare quelli già esistenti. Questo sarebbe disastroso per le tribù brasiliane e potrebbe causare lo sterminio delle tribù incontattate.

Survival International sta conducendo una campagna internazionale per i diritti territoriali dei popoli indigeni. Il furto delle terre indigene distrugge popoli auto-sufficienti e i loro stili di vita differenti. Questo provoca malattie, impoverimento e suicidi. Le prove sono inconfutabili.

“È un nuovo attacco agli Indiani del Brasile” ha commentato oggi Stephen Corry, Direttore generale di Survival. “Mentre i politici brasiliani permettono deliberatamente agli allevatori e ai grandi proprietari della soia di rubare e distruggere le terre indigene, gli indigeni muoiono. La chiave per la sopravvivenza e la prosperità dei popoli indigeni è garantire che la loro terra resti sotto il loro controllo. Stiamo facendo tutto il possibile per garantire che questo accada."

Per scaricare alcune foto delle proteste:

    Image/photo    "Alcuni manifestanti, davanti all'Ambasciata brasiliana a Londra, chiedono il rispetto dei diritti territoriali dei Guarani."
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Credito obbligatorio: © Survival

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    Image/photo    "Il leader indigeno brasiliano Ladio Veron consegna a un funzionario dell'Ambasciata una lettera per chiedere il rispetto dei diritti territorial."
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    Image/photo    "A Londra, i manifestanti hanno chiesto il rispetto dei diritti indigeni in Brasile."
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    Image/photo    "Una scuola di Samba si è unita alla protesta davanti all'Ambasciata brasiliana a Londra."
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    Image/photo    "I sostenitori di Survival in Spagna hanno protestano contro la distruzione della terra guarani."
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    Image/photo    "I manifestanti hanno chiesto la fine del furto di terre indigene in Brasile."
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    Image/photo    "Ladio Veron sta girando l'Europa per protestare contro il furto e la distruzione della terra del suo popolo."
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    Image/photo    "I sostenitori di Survival a Barcellona si sono uniti alla protesta internazionale per i diritti di Guarani."
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    Image/photo    "Una delegazione di Survival in Italia ha consegnato una lettera di protesta anche al Consolato brasiliano."
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    Image/photo    "Una delegazione di Survival ha protestato di fronte al Consolato brasiliano di San Francisco."
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    Image/photo    "Una delegazione di Survival ha consegnato una lettera di protesta anche al Consolato brasiliano di Berlino."
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    Image/photo    "Alcuni sostenitori di Survival hanno protestato anche a São Paulo, Brasile."
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    Image/photo    "Alcuni sostenitori di Survival hanno protestato anche in Brasile."
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Le notizie di Survival International

Amazzonia: svelato piano genocida per aprire il territorio dei Kawahiva incontattati

Tue, 11 Apr 2017 06:29:58 -0700 
#^Amazzonia: svelato piano genocida per aprire il territorio dei Kawahiva incontattati

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Gli ultimi Kawahiva sono costretti a vivere in fuga (immagini da un incontro fortuito con funzionari governativi).

© FUNAI

Survival International ha appreso che i politici di una città notoriamente violenta, nel Brasile centrale, stanno facendo pressione dietro le quinte per aprire il territorio di una tribù incontattata estremamente vulnerabile.

I consiglieri di Colniza – che è stata per anni la città più violenta del paese ed è dominata dal taglio del legno illegale e dagli allevatori – hanno incontrato il Ministro della Giustizia per esercitare pressione e ottenere una drastica riduzione delle dimensioni del territorio indigeno del Rio Pardo. Si dice che il Ministro sia favorevole alle proposte dei consiglieri.

Il piano prevede l’arrivo di costruttori di strade, allevatori e coltivatori di soia – nonostante il territorio sia la casa degli ultimi Kawahiva, uno dei popoli più vulnerabili del pianeta.

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Taglialegna armati e potenti allevatori stanno abbattendo la foresta dei Kawahiva.

© FUNAI

I Kawahiva dipendono interamente dalla foresta per la loro sopravvivenza, e da anni vivono in fuga dai taglialegna e da altri invasori.

Il territorio del Rio Pardo è stato riconosciuto solo nel 2016, a seguito di una campagna internazionale di Survival International e delle pressioni interne in Brasile.

Migliaia di sostenitori di Survival avevano scritto all’allora Ministro della Giustizia chiedendogli di intervenire. L’attore premio Oscar e ambasciatore di Survival Mark Rylance aveva guidato un’importante campagna mediatica che ha portato alla firma di un decreto che avrebbe dovuto rendere sicuro il territorio indigeno una volta per tutte.

Ora, tuttavia, gli interessi privati nella regione potrebbero cancellare molti dei progressi ottenuti.

“Il Brasile deve rispettare i diritti dei suoi popoli indigeni. Le tribù incontattate, come i Kawahiva, vogliono chiaramente essere lasciate in pace e vivere nel modo che preferiscono” ha dichiarato Stephen Corry, Direttore generale di Survival International. “Ma gli attuali leader del Brasile si incontrano a porte chiuse con politici corrotti e si inchinano alla lobby dell’agro-business, proprio per negare questi diritti. La posta in gioco è altissima – a causa di questo approccio spietato interi popoli rischiano il genocidio.”

Background

I Kawahiva sono un popolo di cacciatori-raccoglitori e migrano di accampamento in accampamento nella foresta di Rio Pardo.

Strade, allevamenti e taglio del legno sono tutti pericoli che li espongono alla violenza degli esterni che rubano loro terra e risorse, e a malattie come l’influenza e il morbillo verso cui non hanno difese immunitarie.

Tutti i popoli incontattati rischiano la catastrofe se la loro terra non sarà protetta. Survival International ha in corso una campagna internazionale per rendere le loro terre sicure, e dare loro la possibilità di determinare autonomamente il proprio futuro.

L’attuale governo del Brasile sta cercando di cancellare decenni di graduali progressi per il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni del paese. Di recente, il Ministro della Giustizia ha dichiarato: “Basta con tutti questi discorsi sulla [demarcazione della] terra – la terra non riempie lo stomaco di nessuno.” Mentre il nuovo direttore del Dipartimento degli Affari Indigeni, FUNAI, ha affermato: “Gli Indiani non possono restare ‘immobili nel tempo’.”
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Le notizie di Survival International

Sparare a vista nel nome della conservazione: Survival chiede la condanna ONU

Thu, 30 Mar 2017 03:44:42 -0700 
#^Sparare a vista nel nome della conservazione: Survival chiede la condanna ONU

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I guardaparco a Kaziranga hanno sparato a vista a decine di persone, tra cui Gaonbura Killing, un uomo indigeno gravemente disabile.

© BBC

Survival International ha chiesto al Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali di condannare la politica dello sparare a vista ai fini della conservazione.

In una lettera all’esperto ONU, Survival scrive che “la politica dello sparare a vista ha un impatto diretto sui popoli indigeni che vivono all’interno o in prossimità delle ‘aree protette’… in particolare quando i guardaparco non fanno alcuna distinzione tra cacciatori di sussistenza e bracconieri commerciali.”

“Nessuno sa quando ai guardaparco è permesso usare la forza letale contro [i sospetti bracconieri], e per i familiari è impossibile chiedere conto delle azioni dei funzionari che essi ritengono abbiano ucciso senza una buona ragione. Molti paesi sono andati oltre, e hanno garantito l’immunità penale ai guardaparco”, continua la lettera.

Survival cita il Parco Nazionale di Kaziranga in India come un esempio particolarmente sconvolgente di questa politica. Secondo un’inchiesta recente della BBC, negli ultimi 20 anni circa 106 persone sarebbero state uccise estragiudizialmente all’interno del parco – tra questi un uomo disabile che aveva superato il confine del parco per cercare del bestiame che gli era sfuggito.

I guardaparco di Kaziranga godono dell’immunità legale effettiva e hanno ammesso di aver ricevuto ordini di sparare a vista ai sospetti bracconieri. Tutto ciò ha avuto conseguenze molto serie per i popoli indigeni che vivono intorno al parco. Nel giugno 2016 un bambino indigeno di sette anni è stato ferito alle gambe con colpi di pistola da un guardaparco e rimarrà invalido per sempre.

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Akash Orang viene confortato dalla madre dopo essere stato ferito da un guardaparco. Il bambino ora è gravemente invalido.

© BBC

Politiche simili vengono applicate anche in altre aree del mondo – ad esempio in Kenya, Tanzania e Botswana per citare solo alcuni paesi africani.

Parlando del suo lavoro contro il bracconaggio in Africa, l’esperto Rory Young dell’organizzazione Chengeta ha affermato che “sparare a vista è stupido. Se avessimo sparato a vista durante l’ultima operazione sotto copertura avremmo semplicemente ucciso qualche bracconiere, nient’altro. Ogni singolo bracconiere costituisce un’opportunità di ottenere informazioni per arrivare ad altri bracconieri e risalire lungo la catena, fino ai capibanda.”

Survival ha chiesto al Relatore Speciale di chiarire che sparare a vista è una violazione dei diritti fondamentali riconosciuti dal Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici delle Nazioni Unite, e da altri trattati internazionali. L’organizzazione ha sollecitato inoltre le Nazioni Unite a indagare presso il governo indiano e il governo dello stato di Assam, dove si trova Kaziranga, in merito alla politica.

La politica dello sparare a vista viene giustificata con la motivazione che sia un deterrente per i bracconieri. Tuttavia, recentemente vi sono stati numerosi casi di guardaparco e funzionari arrestati a Kaziranga perché coinvolti direttamente nel traffico illegale di specie.

Survival International sta conducendo una campagna per combattere questi abusi e chiedere un nuovo modello di conservazione che rispetti i popoli indigeni. Prendere di mira i popoli indigeni distoglie l’attenzione dalla lotta ai veri bracconieri – criminali collusi con funzionari corrotti – e danneggia la conservazione stessa.

“Se qualsiasi altra industria fosse colpevole di simili abusi dei diritti umani, sarebbe subito stata condannata pubblicamente. Perché mantenere il silenzio quando sono coinvolti i conservazionisti? Torture e uccisioni extragiudiziali non sono mai giustificate – la legge è chiara”, ha dichiarato Stephen Corry, Direttore generale di Survival International. “Alcuni pensano che la morte di persone innocenti sia giustificata, che questo ‘danno collaterale’ sia necessario nella lotta contro il bracconaggio. E allora chiediamo loro: dov’è la vostra umanità? Certamente, vi è un elemento razzista in gioco: in Nord America o Europa le politiche dello sparare a vista sarebbero inconcepibili.”
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Le notizie di Survival International

Paraguay: finalmente cominciano i negoziati sul destino di una tribù incontattata

Wed, 22 Mar 2017 07:20:00 -0700 
#^Paraguay: finalmente cominciano i negoziati sul destino di una tribù incontattata

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Gli Ayoreo bloccano la superstrada panamericana per protestare contro l’invasione territoriale.
© GAT/ Survival

• Nell’area abitano gli ultimi Indiani incontattati rimasti al di fuori dall’Amazzonia

• L’area soffre del tasso di deforestazione più alto più alto al mondo

I tentativi di proteggere il territorio di una tribù incontattata, estremamente vulnerabile, dalla deforestazione illegale dilagante in Paraguay hanno ricevuto nuovo impulso grazie all’apertura dei colloqui tra il governo del paese e i rappresentanti indigeni.

Gli Ayoreo incontattati sono gli ultimi Indiani incontattati rimasti fuori dall’Amazzonia. Il loro territorio, nel Paraguay occidentale, soffre del tasso di deforestazione più alto al mondo.

I membri contattati della tribù avevano presentato una rivendicazione territoriale formale nel 1993, con il sostegno dell’organizzazione locale GAT. Da allora, però, vaste porzioni della loro foresta sono state distrutte.

I colloqui che si aprono ora sono il risultato di una richiesta formale per la restituzione della terra ai suoi legittimi proprietari indigeni presentata dall’organizzazione locale GAT alla Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani (IACHR).

I rappresentanti del governo paraguaiano incontreranno mensilmente i capi ayoreo per un anno, nel corso di un procedimento che sarà supervisionato da un funzionario delle Nazioni Unite.

Il territorio ayoreo è occupato da diverse compagnie che stanno deforestando l’area per far spazio ad allevamenti di bestiame. Tra queste, ad esempio, la compagnia brasiliana produttrice di carne Yaguarete Porá S.A e la Carlos Casado S.A (una consociata della compagnia di costruzioni spagnola Grupo San José).

Un numero imprecisato di Ayoreo è tuttora incontatato: sono costretti a vivere in fuga per sfuggire alla rapida distruzione della loro foresta.

Gli esterni hanno già costretto molti di loro ad abbandonare il territorio. Alcuni indigeni hanno contratto una misteriosa malattia simile alla tubercolosi che ha ucciso diversi membri della tribù.

Nel febbraio 2016 la Commissione Inter-Americana aveva emesso alcune misure cautelari che ordinavano al governo paraguaiano di fermare ogni ulteriore attività di deforestazione e di proteggere gli Indiani incontattati vulnerabili che vivono nella regione. Il governo tuttavia non ancora rispettato l’ordine. Una recente immagine satellitare mostra che, nel 2016, le foreste hanno continuato ad essere abbattute.

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La deforestazione illegale nelle terre degli Ayoreo da parte delle compagnie di allevatori è continuata per tutto il 2016.

© GAT

La terra ayoreo fa parte dell’ultima area forestale intatta del Paraguay.

“Il governo ha ignorato gli Ayoreo per troppo tempo. Se quest’anno non ci saranno progressi concreti, i loro parenti incontattati potrebbero presto essere spazzati via” ha commentato oggi il Direttore generale di Survival International Stephen Corry. “Gli Ayoreo sono nella posizione migliore per proteggere la loro foresta ancestrale. Distruggerli, significa distruggere anche la terra a più alta biodiversità del Paraguay."

Background

- Le tribù incontattate sono i popoli più vulnerabili del pianeta. Intere popolazioni sono sterminate dalla violenza genocida di stranieri che le derubano di terre e risorse, e da malattie, come l’influenza e il morbillo, verso cui non hanno difese immunitarie.
- Sono i migliori custodi del loro ambiente. Prove dimostrano che i territori indigeni sono la migliore barriera alla deforestazione.
- La terra ayoreo fa parte di una Riserva di Biosfera dell’UNESCO.
- Si stima che ogni mese in Paraguay vengano abbattuti oltre 14 milioni di alberi.
- Le Nazioni Unite hanno affermato che gli Ayoreo si trovano in una ‘situazione di emergenza’ e hanno denunciato che la mancata restituzione della terra ai suoi legittimi proprietari da parte del governo paraguaiano mette in grave pericolo le vite degli indigeni.
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Le notizie di Survival International

SUCCESSO – compagnia petrolifera lascia la terra delle tribù incontattate in Perù, dopo le pressioni di Survival

Fri, 17 Mar 2017 03:01:39 -0700 
#^SUCCESSO – compagnia petrolifera lascia la terra delle tribù incontattate in Perù, dopo le pressioni di Survival

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Salomon Dudu, un uomo Matsés sopravvissuto al trauma del primo contatto, racconta a una ricercatrice di Survival la minaccia che le prospezioni petrolifere rappresentano per il suo popolo. Il video di Salomon è stato visto da oltre 4 milioni di persone sulla pagina Facebook di Survival.

© Survival

La compagnia petrolifera canadese Pacific E&P ha informato Survival International che si ritirerà dal territorio di diverse tribù incontattate nell’Amazzonia peruviana, dove intendeva effettuare prospezioni petrolifere.

La compagnia aveva ottenuto il diritto a effettuare esplorazioni per il petrolio in una vasta porzione della frontiera dell’Amazzonia incontattata, area ad alta biodiversità in cui abitano più tribù incontattate che in qualsiasi altra parte del pianeta. La Pacific E&P aveva avviato la prima fase di prospezioni nel 2012.

La decisione arriva dopo anni di campagne da parte di Survival International e diverse organizzazioni indigene peruviane, tra cui AIDESEP, ORPIO e ORAU. ORPIO ha inoltre fatto causa al governo peruviano proprio per la minaccia delle prospezioni petrolifere.

Migliaia di sostenitori di Survival da tutto il mondo hanno protestato inviando un’email all’Amministratore Delegato della compagnia, facendo pressione sul governo peruviano e contattando la stessa compagnia anche attraverso i social network.

Survival ha inoltre scritto una lettera aperta di protesta contro la minaccia di prospezioni, che è stata firmata da Rainforest Foundation Norway e da ORPIO. Questa campagna prolungata ha aiutato a portare all’attenzione del Perù e del mondo quanto stava accadendo.

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I Matsés dipendono e gestiscono da generazioni una vasta area della Frontiera dell’Amazzonia incontattata.

© Christopher Pillitz

Nella lettera, il Manager per le Relazioni Istituzionali e la Sostenibilità di Pacific E&P afferma che “[La compagnia] ha deciso di rinunciare ai suoi diritti di prospezione nel Lotto 135… con decorrenza immediata… Vogliamo sottolineare nuovamente l’impegno della compagnia a condurre le sue operazioni nell’ambito della più alta sostenibilità e delle linee guida sui diritti umani.”

“Non voglio che i miei figli siano distrutti dal petrolio e dalla guerra. Ecco perché ci stiamo difendendo… E perché noi Matsés ci siamo uniti. Le compagnie petrolifere… ci stanno insultando e noi non resteremo in silenzio mentre ci sfruttano nelle nostre terre ancestrali. Se necessario, moriremo nella guerra contro il petrolio” ha detto nel corso di un incontro indigeno nel 2016 un uomo Matsés contattato con la forza alla fine degli anni ’90.

Le prospezioni petrolifere comportano invasioni territoriali continue che possono aumentare drammaticamente il rischio di contatto forzato con le tribù incontattate. Questo le rende vulnerabili alle violenze degli esterni, che rubano loro terre e risorse, e a malattie come influenza e morbillo verso cui non hanno difese immunitarie.

L’annuncio della compagnia è stato accolto dai ricercatori di Survival come un passo importante nella lotta per proteggere le vite, le terre e i diritti umani delle tribù incontattate.

“È una grande notizia per le tribù incontattate, e per tutti coloro che vogliono fermare il genocidio che continua in tutte le Americhe dai tempi di Colombo” ha dichiarato il Direttore generale di Survival Stephen Corry. “Tutti i popoli incontattati rischiano la catastrofe se la loro terra non sarà protetta, ma noi crediamo che rappresentino una parte essenziale della diversità umana e che il loro diritto alla vita debba essere rispettato. Non smetteremo di lottare affinchè possano continuare a vivere.”

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La regione comprende la Sierra del Divisor, un’area unica ad altissima biodiversità nota per i suoi picchi a forma di cono.

© Diego Perez

Background
▪ Il Lotto 135 si trova all’interno dell’area proposta come riserva indigena dello Yavarí Tapiche. L’organizzazione nazionale indigena del Perù, AIDESEP, chiede da oltre 14 anni che la riserva venga creata.
▪ Parte della concessione petrolifera è all’interno del nuovo parco nazionale Sierra del Divisor. Il governo peruviano aveva concesso alla Pacific E&P il diritto a effettuare esplorazioni all’interno del parco.
▪ La regione di Yavarí Tapiche fa parte della Frontiera dell’Amazzonia Incontattata. In quest’area, che si estende al confine tra Perù e Brasile, vivono più tribù incontattate che in qualunque altra parte del mondo.
▪ Il Perù ha ratificato la convenzione ILO169, la legge internazionale per i popoli indigeni, che impone di proteggere i diritti territoriali indigeni.
▪ Sappiamo molto poco delle tribù incontattate che abitano in quest’area. Alcuni pensano siano Matsés, ma probabilmente nella regione vivono anche altri popoli incontattati nomadi.

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Nella frontiera dell'Amazzonia incontattata, un'ampia area al confine tra Perù e Brasile, abita la più alta concentrazione di tribù incontattate al mondo.

© Survival International

I popoli incontattati non sono arretrati o primitivi, né reliquie di un passato remoto. Sono nostri contemporanei e rappresentano una parte essenziale della diversità umana. Quando i loro diritti sono rispettati, continuano a prosperare.

Le loro conoscenze, sviluppate nel corso di migliaia di anni, sono insostituibili. Sono i migliori custodi dei loro ambienti. E le prove dimostrano che i territori indigeni costituiscono la migliore barriera alla deforestazione.

Se le loro terre non saranno protette, per i popoli incontattati sarà la catastrofe. Stiamo facendo tutto il possibile per rendere le loro terre sicure, e dare loro la possibilità di determinare autonomamente il proprio futuro.
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Le notizie di Survival International

Perù: organizzazioni denunciano il governo per non aver protetto le tribù incontattate

Thu, 09 Mar 2017 07:31:00 -0800 
#^Perù: organizzazioni denunciano il governo per non aver protetto le tribù incontattate

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I Matsés hanno denunciato le prospezioni petrolifere nella riserva di Yavarí-Tapiche, che è parte delle loro terre ancestrali.

© Survival International

Con una lettera aperta alle autorità peruviane, Survival International, la Rainforest Foundation Norway e l’organizzazione indigena peruviana ORPIO hanno denunciato la mancata protezione delle tribù incontattate da parte del governo peruviano.

Le organizzazioni chiedono al governo di creare una riserva indigena, nota come Yavarí-Tapiche, per le tribù incontattate che vivono lungo il confine tra Perù e Brasile, e di mettere un freno agli esterni che entrano nel territorio.

Nella lettera le tre organizzazioni affermano: “Le tribù incontattate sono i popoli più vulnerabili del pianeta. Hanno deciso di rimanere isolate e questa decisione deve essere rispettata…

La regione di Yavarí-Tapiche ospita popoli incontattati. Pur sapendo della loro esistenza ed enorme vulnerabilità, il governo non ha garantito loro protezione…

Se la loro terra non sarà protetta, per questi popoli sarà la catastrofe. Solo creando la riserva Yavarí-Tapiche proposta e attuando un meccanismo di protezione efficace che impedisca l’ingresso agli estranei, i popoli indigeni avranno l’opportunità di determinare autonomamente il loro futuro…

Siamo anche preoccupati per il rifiuto del governo di vietare le prospezioni petrolifere all’interno della riserva proposta… nessuna attività di esplorazione o sfruttamento del petrolio dovrebbe mai essere portata avanti nei territori abitati dagli Indiani incontattati…

Crediamo che la compagnia petrolifera Pacific Stratus sia intenzionata a iniziare le operazioni quest’anno, in aree dove vivono tribù incontattate…

Evitando di creare la riserva e di bandire le esplorazioni petrolifere, il Perù sta violando sia la legislazione nazionale che quella internazionale…

Se il governo non interverrà immediatamente per proteggere i popoli incontattati di Yavarí-Tapiche, temiamo che questi non sopravviveranno. Un’altra tribù scomparirà dalla faccia della terra, sotto gli occhi del mondo.”

“Abbiamo ripetutamente chiesto l’istituzione della riserva indigena di Yavarí-Tapiche e il divieto delle esplorazioni petrolifere, ma il governo ha preso tempo”, ha dichiarato Stephen Corry, il Direttore generale di Survival. “Le vite degli Indiani incontattati sono a rischio ma, ancora una volta, gli interessi economici hanno la priorità.”

Background

- La regione Yavarí-Tapiche è parte della frontiera dell’Amazzonia incontattata. L’area si trova al confine tra Perù e Brasile, e ospita più tribù incontattate che qualsiasi altra regione del mondo.
- La Pacific Stratus, parte della compagnia petrolifera canadese Paicifc E&P, ha iniziato la prima fase di prospezioni petrolifere nel 2012, nonostante le proteste delle organizzazioni indigene e di Survival International. La compagnia dovrebbe avviare presto la seconda fase.
- Le esplorazioni petrolifere sono devastanti per le tribù incontattate. Oltre il 50% della tribù dei Nahua è morta in conseguenza delle prospezioni petrolifere degli anni ’80.
- L’organizzazione indigena ORPIO ha fatto causa al governo riguardo alla minaccia costituita dalle prospezioni petrolifere.
- L’organizzazione nazionale indigena AIDESEP chiede la creazione della riserva da oltre 14 anni.
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Le notizie di Survival International

Riparte il concorso fotografico annuale di Survival

Wed, 08 Mar 2017 01:01:37 -0800 
#^Riparte il concorso fotografico annuale di Survival

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La splendida immagine vincitrice del calendario 2017. Un uomo Dani del Papua Occidentale, di Magda Zelewska.
© Magda Zelewska / www.magdazelewska.com

Survival International – il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni – è lieto di annunciare l’apertura del suo quarto concorso fotografico internazionale.

Al cuore del concorso c’è la fotografia come strumento potente, capace di parlare dei popoli indigeni e dei loro straordinari stili di vita sensibilizzando l’opinione pubblica sulle minacce che attentano alla loro esistenza.

Il concorso è aperto a fotografi sia professionisti sia amatoriali.

Il tema di quest’anno è ‘custodi indigeni’. Cerchiamo quindi immagini che mostrino il rapporto dei popoli indigeni con il loro ambiente, per sostenere la campagna di Survival per un nuovo modello di conservazione che sia rispettoso di questi popoli – che sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale.

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Un’altra delle immagini vincitrici di quest’anno: un giovane yanomami del Brasile. Fotografia di Luigi Repetto.
© Luigi Repetto / Survival International

Tra i membri della giuria figurano il Direttore generale di Survival Stephen Corry; la direttrice di Survival Italia Francesca Casella; il co-fondatore della The Little Black Gallery di Londra Ghislain Pascal, Max Houghton (Professore di fotografia al London College of Communication) e il fotografo pluripremiato Edmund Clark.

Le dodici fotografie vincitrici saranno pubblicate nel calendario 2018 di Survival, e la prima classificata andrà in copertina.

Tutte le fotografie partecipanti al concorso devono essere state scattate nel corso degli ultimi dieci anni.

La data di chiusura del concorso è il 30 aprile 2017.

Maggiori informazioni sul concorso fotografico di Survival sono disponibili su: www.survival.it/articoli/3341-concorso-fotografico
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Le notizie di Survival International

Giornata Mondiale della Fauna Selvatica: Survival lancia il boicottaggio del Parco Nazionale indiano dove si spara a vista

Thu, 02 Mar 2017 03:49:25 -0800 
#^Giornata Mondiale della Fauna Selvatica: Survival lancia il boicottaggio del Parco Nazionale indiano dove si spara a vista

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Oggi, Akash Orang è permanentemente invalido: i guardaparco di Kaziranga gli hanno sparato mentre camminava vicino alla sua casa nel 2016.

© JEEPAL

In occasione della Giornata Mondiale della Fauna Selvatica che si celebra il 3 marzo, Survival International lancia il boicottaggio del turismo nel Parco Nazionale di Kaziranga in India – tristemente noto per la sua politica di “sparare a vista” ai fini della conservazione. Il boicottaggio continuerà fino a quando il parco non smetterà di sparare a vista.

Survival “ha scritto a 131 agenzie di viaggio in 10 paesi diversi”.http://assets.survivalinternational.org/documents/1622/letterait-boycott-kaziranga.pdf sollecitandole a unirsi al boicottaggio. Due tour operator francesi – Hote Antic Travel and Evaneos – hanno già aderito.

Anche l’attrice Gillian Anderson, l’illustratore Quentin Blake e il premio Oscar Mark Rylance – ambasciatori di Survival – si sono uniti, insieme al musicista e fotografo Julian Lennon e all’attore Dominic West.

“Sono fiero di partecipare al boicottaggio del Parco Nazionale Kaziranga. La politica dello sparare a vista non è mai giustificata, e troppi indigeni innocenti ne sono già stati vittime” ha detto Mark Rylance.

Negli ultimi 20 anni, 106 persone sarebbero state uccise all’interno del parco. Lo scorso luglio un bambino indigeno di sette anni è stato ferito con colpi di pistola, e reso permanentemente invalido. In un altro incidente, un uomo indigeno gravemente disabile è stato ucciso mentre era alla ricerca di una mucca che si era allontanata.

Una recente inchiesta della BBC ha rivelato le torture commesse dai guardaparco, che hanno anche l’ordine di sparare a vista agli intrusi – senza arresto o processo, senza interrogatorio e senza dover fornire alcuna prova. Una guardia ha ammesso di avere “l’ordine totale di sparare” a chiunque vaghi oltre il confine – non demarcato – del parco.

Un uomo che era stato picchiato dai funzionari del parco ha raccontato a una ricercatrice di Survival: “Il dipartimento della foresta mi ha torturato, picchiato, e mi ha dato scosse elettriche sui gomiti, sulle ginocchia e sulle parti intime."

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A Kaziranga abita una grande popolazione di rinoceronti indiani.

© Wikimedia Commons

In un rapporto del 2014, il direttore del parco affronta la questione nel dettaglio, e racconta che tra i mantra di addestramento delle guardie vi sono “uccidere gli indesiderati” e “bisogna obbedire o essere uccisi”.

Nel parco vivono diverse specie a rischio, tra queste il rinoceronte indiano e la tigre del Bengala. Circa 170.000 turisti visitano Kaziranga ogni anno, nonostante le esecuzioni extragiudiziarie e le gravi violazioni dei diritti umani commesse nel nome della conservazione.

Il WWF (Fondo Mondiale per la Natura) ha fornito addestramento ed equipaggiamento ai guardaparco, tra cui esercitazioni di "combattimento e appostamento” e quelli che la BBC ha definito “occhiali per la visione notturna.” Inoltre, l’organizzazione pubblicizza sul suo sito i tour all’interno del parco.

Alcuni conservazionisti, tra cui Save the Rhino, hanno criticato la politica dello sparare a vista. Tuttavia le grandi organizzazioni per la conservazione hanno ignorato la richiesta di Survival di condannare tale pratica – tra queste il WWF, la Wildlife Conservation Society, Nature Conservancy e Conservation International.

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I guardaparco hanno sparato a vista a decine di persone a Kaziranga..
© Survival

La politica dello sparare a vista è stata criticata non solo per le sue implicazioni per i diritti umani, ma anche perché inefficace ai fini della conservazione. Rory Young, esperto anti-bracconaggio e co-fondatore della ONG anti-bracconaggio Chengeta Wildlife, ha dichiarato: “Sparare a vista è stupido. Se avessimo sparato a vista durante l’ultima operazione sotto copertura avremmo semplicemente ucciso qualche bracconiere, nient’altro. Ogni singolo bracconiere costituisce un’opportunità di ottenere informazioni per arrivare ad altri bracconieri e salire nella catena, fino ai capibanda.”

Survival International lotta contro gli abusi commessi nel nome della conservazione. Sparare a vista non colpisce i veri bracconieri – criminali collusi con funzionari corrotti. E mentre molti funzionari forestali sono accusati di coinvolgimento nel commercio illegale di fauna selvatica, in parchi come quello di Kaziranga i popoli indigeni rischiano pestaggi, arresti torture e morte.

“I conservazionisti di Kaziranga sostengono che all’interno della riserva non si spara a vista. Ma non è affatto vero. I guardaparco hanno l’ordine di sparare agli intrusi, e bambini di 7 anni come Akash possono subirne le conseguenze” ha commentato oggi Stephen Corry, Direttore generale di Survival. “Sparare a vista equivale a un omicidio extragiudiziale. È una grave violazione dei diritti umani che, se fosse opera di qualunque altra industria, sarebbe subito condannata pubblicamente. Le grandi organizzazioni per la conservazione non la condannano, e addirittura la sostengono.”
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Le notizie di Survival International

BBC BANDITA dalle riserve delle tigri in India dopo l’inchiesta sulla politica dello 'sparare a vista'

Tue, 28 Feb 2017 02:03:00 -0800 
#^BBC BANDITA dalle riserve delle tigri in India dopo l’inchiesta sulla politica dello 'sparare a vista'

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Il giornalista della BBC Justin Rowlatt parla lungo il confine, non demarcato, di Kaziranga nel corso del suo documentario sulla conservazione all’interno del parco. Un uomo indigeno è stato ucciso perchè aveva oltrepassato questa linea per recuperare del bestiame che gli era sfuggito.

© BBC

Dopo l’inchiesta sulla politica dello “sparare a vista” ai fini della conservazione realizzata dal suo corrispondente per l’Asia meridionale, il governo indiano avrebbe vietato alla BBC di filmare all’interno di qualsiasi riserva delle tigri per i prossimi cinque anni.

L’inchiesta realizzata da Justin Rowlatt sull’impatto che le tattiche letali impiegate per la conservazione hanno sulle comunità indigene che vivono nei pressi del Parco Nazionale di Kaziranga è stata trasmessa lo scorso febbraio. Il servizio denuncia casi di pestaggi, torture e morte avvenuti nel parco nazionale, dove si stima che negli ultimi 20 anni siano state uccise 106 persone senza processo, tra cui anche un indigeno disabile.

Le autorità indiane preposte alla conservazione hanno anche minacciato di far revocare il visto di Rowlatt.

Lo scorso luglio un bambino indigeno di sette anni era stato ferito con colpi di pistola all’interno del parco, e reso permanentemente invalido. Secondo un guardaparco intervistato nel documentario, i guardaparco hanno “l’ordine totale” di sparare agli intrusi, e godono di immunità penale se uccidono o feriscono i sospettati.

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Akash Orang, un bambino indigeno, è stato ferito con un’arma da fuoco da un guardaparco nel Parco Nazionale di Kaziranga, nello stato di Assam, in India.

© JEEPAL

Nonostante le interviste ai guardaparco e agli indigeni che subiscono le conseguenze di questa politica, la citazione di un rapporto del direttore stesso del parco, materiale video sugli sfratti violenti, e il rifiuto di condannare la politica dello “sparare a vista” da parte di un dirigente del WWF India, le autorità per la conservazione hanno tentato di sostenere che l’inchiesta fosse “terribilmente sbagliata.”

L’Autorità Nazionale Indiana per la Conservazione della Tigre (NTCA) ha sostenuto che l’inchiesta avrebbe dovuto essere sottoposta al Ministero degli Esteri indiano per "un’anteprima obbligatoria”, “così da poter eliminare qualsiasi deviazione.”

Hanno inoltre affermato che i documentaristi non avrebbero dovuto “filmare dopo il tramonto” e “deviare” dalla sinossi originale presentata al Ministero dell’Ambiente.

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Due abitanti non-indigeni sono stati uccisi durante uno sfratto violento avvenuto nel 2016 ai confini di Kaziranga.

© The Wire

Il parco è attualmente in fase di espansione, e ciò potrebbe causare lo sfratto illegale di altre comunità indigene e locali.

Survival International, che è stata intervistata per il servizio della BBC, sta conducendo una campagna internazionale contro gli abusi commessi nel nome della conservazione. Survival chiede un nuovo modello di conservazione che rispetti i popoli indigeni come i migliori conservazionisti e guardiani del mondo naturale, e la fine di politiche pericolose come quella dello sparare a vista.

“La censura dei media è un carattere distintivo dei regimi di governo oppressivi. Questa volta sono i conservazionisti a voler dare un giro di vite alla libertà di stampa. Non sorprende – hanno molto da nascondere" ha dichiarato Stephen Corry, il Direttore generale di Survival. “Come ha dimostrato l’inchiesta di Rowlatt, le autorità della conservazione in India sono responsabili di gravi violazioni di diritti umani. Sparare a vista è illegale, immorale, e sta danneggiando la conservazione. È tempo che le grandi organizzazioni per la conservazione condannino questa follia.”
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