Le notizie di Survival International

Verso la fine i famigerati safari umani nelle Andamane

Mon, 18 Sep 2017 00:50:00 -0700 
#^Verso la fine i famigerati safari umani nelle Andamane

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I safari umani hanno rischiato di esporre gli Jarawa a malattie verso cui non hanno difese immunitarie.
© Survival

I famigerati “safari umani” in India, nelle isole Andamane, potrebbero presto aver fine. Le autorità hanno infatti annunciato l’imminente apertura di una nuova via di comunicazione marittima che costeggerà le isole.

La nuova via terrà lontani i turisti dalla tristemente famosa Andaman Trunk Road, costruita illegalmente attraverso le foreste della tribù isolata degli Jarawa.

Grazie alla Andaman Trunk Road, da anni centinaia di turisti invadono quotidianamente la riserva della tribù, penetrando fino al cuore delle terre degli Jarawa, trattati come animali in un parco zoologico.

Un turista ha descritto così il suo viaggio: “Il viaggio attraverso la riserva indigena era come un safari, ci addentravamo nel folto della foresta tropicale alla ricerca di animali selvatici, gli indigeni Jarawa per essere precisi.”

Gli Jarawa, come tutti i popoli recentemente entrati in contatto con l’esterno, rischiano la catastrofe se la loro terra non sarà protetta.

I safari umani sono anche pericolosi – un ragazzo Jarawa ha perso il braccio dopo che dei turisti gli hanno lanciato del cibo da un veicolo in movimento.

Nel 2002 la Corte Suprema indiana aveva ordinato la chiusura della strada, ma da allora è sempre rimasta aperta.

Survival International conduce una campagna internazionale contro i safari umani, facendo appello al boicottaggio dell’industria turistica nelle isole Andamane fino a quando i safari non saranno vietati. Quasi 17.000 persone da tutto il mondo si sono impegnate a non andare in vacanza nelle isole per protesta.

Il boicottaggio sarà revocato solo quando il governo delle Andamane acconsentirà a garantire che i turisti non possano più utilizzare la strada.

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Un turista posa con un gruppo di Jarawa.

© Mauricio Cordova / Survival International 2008

Background

- Nel 2012 sono emersi dei filmati raccapriccianti di ragazze jarawa che venivano costrette a danzare sul ciglio della strada durante un safari umano. La notizia ha sollevato una protesta internazionale contro l’impiego disumanizzante dei popoli indigeni, in mostra per i turisti.
- Gli Jarawa sono una delle tribù indigene delle isole Andamane. Vivono come cacciatori raccoglitori, e hanno scelto di rifiutare il contatto con la cultura dominante della società indiana fino al 1998. Diverse altre tribù andamanesi furono spazzate via in seguito alla colonizzazione delle isole nel XIX secolo.
- Nel 1999 e nel 2006, gli Jarawa hanno dovuto fronteggiare diverse epidemie di morbillo – una malattia che ha devastato molte tribù appena contattate, e che spesso segue al contatto forzato.
- Il turismo è un’importante industria nelle isole Andamane. La nuova strada costiera sarà utilizzata per accedere alla parte nord delle isole e ad attrazioni come le grotte calcaree e il vulcano di fango a Baratang, senza intrusioni nella terra degli Jarawa da parte dei turisti.
- Il vicegovernatore delle isole, il professor Mukhi, ha annunciato la scorsa settimana che il percorso per mare renderà il viaggio più veloce e più confortevole rispetto a quello su strada.

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Fermo immagine del video che mostra le ragazze Jarawa costrette a danzare durante un safari umano.

© Anon

“Trattare gli Jarawa come uno spettacolo per turisti era una pratica disgustosa e metteva anche in pericolo le loro vite” ha commentato il direttore generale di Survival, Stephen Corry. “È ora che i safari umani abbiano fine. Se la strada costiera lo permetterà, allora ben venga. Se non lo farà, continueremo a lottare fino a che il diritto degli Jarawa a determinare autonomamente il proprio futuro e la fine delle molestie da parte dei turisti non saranno garantiti.”
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Amazzonia: Indiani implorano aiuto dopo il massacro

Wed, 13 Sep 2017 02:00:00 -0700 
#^Amazzonia: Indiani implorano aiuto dopo il massacro

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Un fermo immagine delle riprese aeree del 2011 di una tribù incontattata brasiliana, vicino al confine con il Perù.
© BBC/FUNAI/Survival

Gli Indiani brasiliani hanno fatto appello al mondo per impedire ulteriori assassinii dopo la denuncia di un massacro di alcuni membri di una tribù incontattata, e hanno accusato i tagli finanziari del governo che hanno lasciato i loro territori senza protezione.

Paulo Marubo, un leader indigeno del Brasile occidentale, ha dichiarato: “È probabile che vi saranno altri attacchi e assassinii. I tagli ai finanziamenti del FUNAI stanno danneggiando le vite dei popoli indigeni, specialmente delle tribù incontattate, che sono le più vulnerabili.” (Il FUNAI è l’agenzia per gli affari indigeni in Brasile).

Marubo è il leader della Univaja, un’organizzazione indigena che difende i diritti delle tribù della Frontiera Incontattata, l’area con la più alta concentrazione di tribù incontattate al mondo.

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Paulo Marubo, leader di un’organizzazione indigena della Valle del Javarí nella Frontiera Incottattata.

© Amazonas Atual

La COIAB, l’organizzazione che rappresenta gli Indiani di tutta l’Amazzonia brasiliana, ha denunciato i massicci tagli al budget del FUNAI che hanno lasciato molti territori indigeni indifesi.

“Condanniamo con forza gli attacchi brutali e violenti contro questi Indiani incontattati. Questo massacro dimostra esattamente quanto i diritti dei popoli indigeni in questo paese siano arretrati [negli ultimi anni].

I tagli e lo smantellamento del FUNAI sono stati implementati per promuovere gli interessi di potenti politici che vogliono continuare a saccheggiare le nostre risorse, e aprire i nostri territori allo sfruttamento minerario.”

I primi rapporti ufficiosi emersi dall’Amazzonia la scorsa settimana riferiscono che fino a 10 indigeni incontattati sono stati assassinati dai cercatori d’oro e i loro corpi sono stati mutilati e poi gettati nel fiume.

I minatori si sarebbero vantati in un bar nella città vicina delle atrocità commesse, le cui vittime comprendevano donne e bambini. Il pubblico ministero locale ha aperto un’indagine.

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Questi Indiani Sapanawa hanno intrapreso il primo contatto nel 2014. Gli indigeni hanno raccontato che la loro comunità era stata attaccata ed erano state uccise così tante persone da non riuscire a seppellirle tutte.

© FUNAI/Survival

Il massacro sarebbe solo l’ultimo di una lunga serie di precedenti assassinii di indiani isolati in Amazzonia, tra cui il tristemente noto massacro di Haximu avvenuto nel 1993, quando 16 Yanomami furono uccisi da un gruppo di cercatori d’oro.

Più recentemente, è emerso dalla Frontiera Incontattata un gruppo di Indiani Sapanawa riferendo che le loro case erano state attaccate e bruciate da esterni che avevano ucciso così tanti membri della comunità da non riuscire a seppellire tutti i loro corpi.

Tutti i popoli incontattati rischiano la catastrofe se le loro terre non saranno protette. Survival International conduce una campagna per rendere le loro terre sicure e dare loro la possibilità di determinare autonomamente il proprio futuro.

“La decisione del governo brasiliano di tagliare i fondi alle squadre che proteggono i territori degli Indiani incontattati non è stata un errore innocente” ha commentato Stephen Corry, Direttore generale di Survival International. “È stato fatto per soddisfare i potenti interessi di chi vuole aprire i territori indigeni allo sfruttamento minerario, al taglio del legno e agli allevamenti. Queste sono le persone con cui gli indigeni si devono confrontare, e le morti delle tribù incontattate non li scoraggeranno. Solo una mobilitazione mondiale potrebbe equilibrare il confronto a favore degli indigeni e impedire ulteriori simili atrocità. Noi conosciamo l’efficacia della pressione pubblica – molte delle campagne di Survival hanno avuto successo nonostante avversità di questo tipo.”
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Genocidio in Amazzonia: cercatori d’oro “massacrano” Indiani incontattati

Fri, 08 Sep 2017 00:57:00 -0700 
#^Genocidio in Amazzonia: cercatori d’oro “massacrano” Indiani incontattati

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Prove dell’attacco? Queste case comunitarie degli Indiani incontattati bruciate, avvistate nel dicembre del 2016, potrebbero essere segno di un altro massacro avvenuto nella Frontiera Incontattata.

© FUNAI

I pubblici ministeri in Brasile hanno aperto un’inchiesta dopo le denunce del massacro di “più di dieci” membri di una tribù incontattata commesso da alcuni cercatori d’oro vicino a un remoto fiume amazzonico. Se i fatti saranno confermati, questo significa che fino a un quinto dell’intera tribù è stato annientato.

Due cercatori d’oro sono stati arrestati.

Gli omicidi sarebbero avvenuti il mese scorso lungo il Fiume Jandiatuba nel Brasile occidentale, ma la notizia è emersa soltanto dopo che i cercatori d’oro hanno iniziato a vantarsi degli assassinii, e a mostrare i loro “trofei” nella città più vicina.

Gli agenti dell’agenzia per gli affari indigeni del Brasile, il FUNAI, hanno confermato i dettagli dell’attacco a Survival International. Si crede che tra le vittime vi fossero anche donne e bambini. Il FUNAI e l’ufficio del pubblico ministero stanno indagando sull’accaduto.

L’area è conosciuta come la Frontiera Incontattata, poiché ospita più tribù incontattate di qualsiasi altro luogo al mondo.

Molte delle squadre governative che prima proteggevano i territori degli indigeni incontattati, hanno di recente subito tagli finanziari da parte del governo brasiliano, e hanno dovuto chiudere.

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Indiani incontattati nell’Amazzonia brasiliana, nelle riprese aeree del 2010.

© G.Miranda/FUNAI/Survival

Il governo del presidente Temer è fortemente anti-Indiano, e ha legami stretti con la potente e anti-indigena lobby agroalimentare del paese.

Anche i territori di due altre tribù incontattate vulnerabili – i Kawahiva e i Piripkura – sarebbero stati invasi. Entrambe le tribù sono circondate da centinaia di allevatori e invasori di terra.

Le tribù incontattate sono i popoli più vulnerabili del pianeta. Tuttavia, quando i loro diritti sono rispettati, continuano a prosperare.

Tutte le tribù incontattate rischiano la catastrofe se le loro terre non saranno protette. Survival sta facendo tutto il possibile per rendere le loro terre sicure, e per dare loro la possibilità di determinare autonomamente il proprio futuro.

“Se queste denunce sono confermate, il presidente Temer e il suo governo avranno la pesante responsabilità di questo attacco genocida. I tagli ai finanziamenti del FUNAI hanno lasciato decine di tribù incontattate indifese contro migliaia di invasori – cercatori d’oro, allevatori e taglialegna – che vogliono disperatamente rubare e razziare le loro terre” ha dichiarato Stephen Corry, il Direttore generale di Survival International. “Tutte queste tribù avrebbero dovuto avere le loro terre adeguatamente riconosciute e protette da anni – l’evidente appoggio del governo nei confronti di coloro che vogliono invadere i territori indigeni è del tutto vergognoso, e sta facendo arretrare i diritti indigeni in Brasile di decenni.”
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La mediazione OCSE tra Survival e WWF si interrompe sul tema del consenso indigeno

Tue, 05 Sep 2017 04:38:14 -0700 
#^La mediazione OCSE tra Survival e WWF si interrompe sul tema del consenso indigeno

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Questa donna baka e suo marito sono trai molti indigeni in Camerun ad essere stati picchiati dai guardaparco finanziati dal WWF. Sono stati attaccati e derubati delle loro proprietà mentre stavano raccogliendo manghi.

© Survival International

La storica mediazione tra Survival e il WWF (il Fondo Mondiale per la Natura) sulla violazione delle Linee Guida OCSE destinate alle imprese multinazionali si è interrotta sul tema del consenso dei popoli indigeni.

Survival aveva chiesto al WWF di impegnarsi ad assicurare che vi fosse il consenso dei ‘Pigmei’ Baka rispetto alle future modalità di gestione delle aree di conservazione create nelle loro terre in Camerun, in linea con la politica sui popoli indigeni dell’organizzazione stessa.

Il WWF si è rifiutato di farlo, perciò Survival ha ritenuto che non valesse più la pena continuare i negoziati.

Survival ha presentato un’Istanza nel 2016, denunciando la creazione di aree di conservazione nelle terre dei Baka avvenuta senza il loro consenso, e il costante mancato intervento del WWF nei casi di grave abuso dei diritti umani commessi dai guardaparco che addestra e finanzia.

È la prima volta che un’organizzazione per la conservazione è soggetta ad un’istanza secondo le linee guida dell’OCSE. La mediazione che ne è seguita si è tenuta in Svizzera, dove il WWF ha la sua sede principale.

Il WWF ha giocato un ruolo determinante nella creazione di numerosi parchi nazionali e altre aree protette in Camerun nelle terre dei Baka e di altre tribù della foresta. La sua stessa politica afferma che qualsiasi progetto di questo tipo deve avere il consenso libero, previo e informato di coloro che ne sono interessati.

Un uomo baka ha riferito a Survival nel 2016: “[La squadra anti-bracconaggio] ha picchiato i bambini e anche una donna anziana con i machete. Mia figlia non sta ancora bene. L’hanno fatta accovacciare e l’hanno colpita ovunque – sulla schiena, sul sedere, ovunque, con un machete.”

“Mi hanno chiesto di prendere mio padre in spalla. Ho iniziato a camminare, mi hanno picchiato e ha picchiato mio padre. Per tre ore. Ogni volta che mi lamentavo mi picchiavano, fino a che non sono svenuto e sono caduto a terra” ha raccontato un altro uomo.

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La conservazione è stata utilizzata come giustificazione per negare ai Baka con la forza l’accesso alla loro terra, ma la distruzione della foresta pluviale da parte delle compagnie del legname – di cui alcune sono partner del WWF – è continuata.

© Margaret Wilson/Survival

Background:
- Survival ha sollevato le proprie preoccupazioni circa i progetti del WWF nelle terre dei Baka per la prima volta nel 1991. Da allora, i Baka e altri popoli locali hanno subito ripetuti arresti e pestaggi, torture e persino morte per mano dei guardaparco finanziati dal WWF.
- L’OCSE è l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Pubblica delle Linee Guida sulla responsabilità delle imprese multinazionali, e fornisce un meccanismo di reclamo per i casi in cui le linee guida sono violate.
- L’Istanza è stata presentata presso il Punto di Contatto Nazionale (PCN) svizzero dell’OCSE, dato che il WWF ha la sua sede internazionale in Svizzera. I negoziati hanno avuto luogo nella capitale Berna, tra i rappresentanti del WWF e di Survival.
- Il principio del Consenso Libero, Previo e Informato (CLPI) è il fondamento della legislazione internazionale sui diritti dei popoli indigeni. Ha implicazioni significative per le grandi organizzazioni della conservazione, che spesso operano nelle terre dei popoli indigeni senza essersi assicurate che vi sia il loro consenso.

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Tribù come i Baka hanno vissuto cacciando e raccogliendo prodotti nelle foreste dell’Africa centrale per generazioni, ma le loro vite sono oggi in pericolo.

© Selcen Kucukustel/Atlas

Popoli indigeni come i Baka hanno vissuto e gestito i loro ambienti per millenni. Contrariamente a quanto si crede, le loro terre non sono selvagge. Le prove dimostrano che i popoli indigeni sanno prendersi cura dei loro ambienti meglio di chiunque altro. Nonostante ciò, il WWF li ha alienati dai suoi sforzi di conservazione nel Bacino del Congo.

I Baka, come molti popoli indigeni in tutta l’Africa, sono accusati di “bracconaggio” perché cacciano per nutrire le loro famiglie. Gli viene negato l’accesso a vaste porzioni della loro terra ancestrale per cacciare, raccogliere prodotti e svolgere rituali sacri. Molti sono obbligati a vivere in accampamenti improvvisati ai margini delle strade, dove il loro livello di salute è molto basso e dilaga l’alcolismo.

Nel frattempo, il WWF ha stretto partnership con imprese del legname come la Rougier, sebbene queste compagnie non abbiano il consenso dei Baka per disboscare la foresta, e il taglio del legno non sia un’attività sostenibile.

“Il risultato di questi negoziati è sconcertante ma non certo sorprendente” ha commentato il Direttore generale di Survival International, Stephen Corry. “Le organizzazioni per la conservazione dovrebbero assicurarsi che vi sia il “consenso libero, previo e informato” per le terre che vogliono controllare. Questa è stata la politica ufficiale del WWF degli ultimi venti anni.

Ma questo consenso non viene mai ottenuto nella pratica, e il WWF non si è voluto impegnare per assicurarlo in futuro nell’ambito del suo lavoro.

Adesso è chiaro che il WWF non ha alcuna intenzione di cercare, tanto meno assicurare, il consenso formale delle comunità a cui ruba le terre in collusione con i governi. Dovremo trovare altri modi per spingere il WWF a rispettare la legge, e la sua stessa politica.”

Guarda il video: un padre baka denuncia abusi terribili

“Pigmei” è un termine collettivo usato per indicare diversi popoli cacciatori-raccoglitori del bacino del Congo e di altre regioni dell’Africa centrale. Il termine è considerato dispregiativo e quindi evitato da alcuni indigeni, ma allo stesso tempo viene utilizzato da altri come il nome più facile e conveniente per riferirsi a se stessi.
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I Guardiani dell’Amazzonia raggiungono la città per una protesta storica

Thu, 31 Aug 2017 09:07:00 -0700 
#^I Guardiani dell’Amazzonia raggiungono la città per una protesta storica

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I Guardiani Guajajara protestano per la protezione della loro terra.

© Guajajara Guardians

Un gruppo di Indiani Brasiliani acclamati come eroi, perché pattugliano l’Amazzonia e cacciano i taglialegna illegali, hanno occupato alcuni uffici governativi per chiedere la protezione delle loro terre.

É la prima prima protesta di questo genere organizzata dagli Indiani, conosciuti come Guardiani Guajajara. Il loro popolo sta affrontando un’emergenza, poiché molta della loro foresta è stata rasa al suolo.

I Guardiani lavorano per proteggere la foresta nel nordest dell’Amazzonia brasiliana. Condividono quest’area, conosciuta come il territorio indigeno di Arariboia, con gli Awá incontattati.

La foresta degli indigeni è un’isola di verde in un mare di deforestazione. Taglialegna illegali pesantemente armati stanno entrando in quest’ultimo rifugio, e il governo non sta facendo granché per fermarli.

Tainaky Guajajara, un leader dei Guardiani, ha detto alla protesta nella città di Imperatriz: “Stiamo occupando il FUNAI [il Dipartimento governativo agli Affari Indigeni] per chiedere i nostri diritti alla terra, e la protezione dell’ambiente. Abbiamo bisogno di aiuto, urgentemente. La nostra terra viene invasa mentre parliamo. Il governo brasiliano si è dimenticato di noi – come se non esistessimo. Quindi abbiamo raggiunto il limite. Non sopporteremo più il modo in cui ci trattano.”

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Il territorio indigeno di Arariboia è un'isola di verde circondata dalla deforestazione.

© Google Maps

I Guardiani Guajajara hanno deciso di prendere in mano la situazione per salvare la loro terra dalla distruzione, e per prevenire il genocidio degli Awá. Pattugliano la foresta, identificano i crocevia del taglio del legno e sventano le invasioni.

“Gli Awá incontattati non possono vivere senza la loro foresta. Con il nostro lavoro abbiamo fermato molti degli invasori… finché saremo vivi, combatteremo per gli indigeni incontattati, per noi stessi e per la natura” ha dichiarato Kaw Guajajara, il coordinatore dei Guardiani.



Il loro lavoro è pericoloso – i Guardiani ricevono costantemente minacce di morte dalla potente mafia del legno, e tre Guardiani sono stati uccisi nel 2016. Ma vanno avanti coraggiosamente e sanno che gli Awá, come tutti i popoli incontattati, rischiano la catastrofe se la loro terra non sarà protetta.

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I Guardiani Guajajara proteggono la loro foresta nell'Amazzonia brasiliana.

© Survival

Le loro operazioni sono riuscite a ridurre drasticamente il disboscamento, ma hanno urgentemente bisogno dell’aiuto delle autorità Brasiliane: risorse ed equipaggiamento per le loro spedizioni, e supporto da parte degli agenti governativi che possono arrestare i taglialegna e tenerli lontano.

I Guardiani chiedono anche che il governo applichi un accordo preso con il FUNAI, perché le forze di polizia militare e quelle di sicurezza statali creino dei campi base per proteggere il territorio e per condurre operazioni congiunte con la polizia locale.

“I Guardiani stanno proteggendo uno degli ultimi pezzi di foresta amazzonica nella regione. La loro determinazione nel mantenere la foresta intatta oggi è più importante che mai, in un momento in cui l’amministrazione del presidente Temer sta provando a distruggere qualsiasi protezione dei territori indigeni in tutto il Brasile” ha dichiarato Stephen Corry, il Direttore generale di Survival International. “I Guardiani Guajajara sono unici e d’ispirazione per chiunque abbia a cuore i diritti umani e l’ambiente. Il dovere costituzionale del governo è quello di aiutarli a proteggere la foresta. La sua distruzione potrebbe annientare gli Awá incontattati. Questa è un’altra crisi umanitaria scaturita dal trattamento che il Brasile riserva ai suoi popoli indigeni.”
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Le miniere minacciano gli indigeni incontattati in Brasile

Wed, 30 Aug 2017 02:08:00 -0700 
#^Le miniere minacciano gli indigeni incontattati in Brasile

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Gli Indiani Waiãpi sono fermamente contrari alla decisione del presidente Temer di abolire una riserva in Amazzonia.

© Fiona Watson/Survival

Con un nuovo colpo ai diritti dei popoli indigeni e all’ambiente, il presidente del Brasile Temer ha abolito un’area protetta nell’Amazzonia, nota come riserva Renca.

La Renca si trova all’interno di un mosaico di aree protette nell’Amazzonia settentrionale, che include due territori indigeni. Si crede che anche un gruppo di indigeni incontattati viva nella regione.

Con l’abolizione della riserva, un’area di foresta pluviale delle dimensioni della Danimarca potrebbe essere aperta all’attività mineraria delle grandi multinazionali. Inoltre è probabile che minatori spregiudicati invadano l’area, inquinando i fiumi con il mercurio, come gli Yanomami hanno sperimentato, con effetti devastanti.

Se questo accadesse le conseguenze sarebbero catastrofiche per gli Indiani incontattati vulnerabili, che sarebbero esposti a malattie letali a causa del contatto con gli esterni e che assisterebbero all’invasione e al furto delle loro terre.

In risposta alle proteste in Brasile e all’estero, il governo ha appena annunciato che pubblicherà un decreto sottolineando come proteggerà i territori indigeni e le aree di conservazione nella zona.

Le autorità brasiliane non hanno consultato i popoli indigeni a proposito dei loro progetti.

Gli Indiani Waiãpi, che vivono all’est di Renca, sono stati contattati solo nel 1973 ed è probabile che anche loro soffriranno per gli impatti dell’ attività mineraria. Dipendono interamente dalla foresta e dai fiumi per la loro sopravvivenza, e come tutti i popoli indigeni hanno un profondo legame spirituale con la loro terra.

“Questo non porterà sviluppo per noi. Porterà solo una catastrofe per la foresta amazzonica in Brasile” ha dichiarato Jawaruwa, un portavoce waiãpi

Nel sud della regione, dove operano l’imponente miniera Carajás e i progetti ad essa collegati, vi sono moltissime prove dei gravi impatti negativi che l’attività mineraria di larga scala ha sui popoli indigeni.

La miniera, le sue strade e la ferrovia hanno portato migliaia di coloni e taglialegna che hanno avuto un effetto devastante per gli Indiani incontattati Awà.

Survival sta protestando con le autorità brasiliane contro l’abolizione della riserva, sottolineando in particolare il pericolo per gli indigeni incontattati dell’area.
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Gli storici negoziati per gli Ayoreo incontattati non fermano la deforestazione

Thu, 24 Aug 2017 03:48:00 -0700 
#^Gli storici negoziati per gli Ayoreo incontattati non fermano la deforestazione

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Gli Ayoreo e le autorità paraguaiane si sono scontrati nel corso degli ultimi anni, poiché gli indigeni hanno protestato contro il furto e la distruzione delle loro terre.

© GAT/ Survival

Gli storici negoziati tra il governo paraguaiano e la tribù entrata in contatto di recente non hanno ancora raggiunto un accordo, permettendo alla deforestazione incontrollata di continuare. Alcuni membri della tribù sono ancora incontattati e vivono all’interno di un’isola di foresta che si sta riducendo rapidamente.

I colloqui hanno avuto inizio sei mesi fa dopo che gli Ayoreo hanno presentato una richiesta formale alla Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani (IACHR), un organismo influente che indaga sulla responsabilità dei governi delle Americhe nel campo dei diritti umani. Gli Ayoreo chiedono il riconoscimento del loro diritto alla terra ancestrale dal 1993.

Tuttavia, siamo già a metà del processo di trattativa, che dovrebbe durare un anno, e le azioni concrete finora prese in merito sono state limitate, facendo crescere le preoccupazioni per la sopravvivenza della tribù nel lungo periodo. È previsto uno studio tecnico che verifichi la fattibilità di demarcare e rendere sicura la loro terra.

Il governo non ha nemmeno fermato il continuo taglio del legno nella terra degli Ayoreo, nonostante un ordine di emergenza della Commissione Inter-Americana volto a proteggere gli Indiani incontattati e a fermare la deforestazione.

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Una fotografia aerea mostra la devastazione che il taglio del legname ha portato nella terra degli Ayoreo.

© Survival

Background

– Gli Ayoreo vivono nel Chaco, che è la foresta più grande del Sud America dopo l’Amazzonia, e l’area con il tasso di deforestazione più alto più alto al mondo. Nel gennaio 2017 gli esperti hanno stimato che la foresta ha perso circa 10 milioni di alberi.
– Questo rappresenta una minaccia fatale per gli Ayoreo, che rischiano la catastrofe se la loro terra non sarà protetta.
– Molti membri della tribù sono stati contattati con la forza dai missionari tra il 1969 e il 1986. Le continue invasioni di terra li hanno costretti ad abbandonare le loro case. Da allora molti soffrono per le malattie, come quelle simili alla tubercolosi, per la povertà e lo sfruttamento, mentre vivono ai margini della società dominante del Paraguay.
– I membri della tribù entrati in contatto di recente hanno passato anni a fuggire dai bulldozer, che chiamavano le “bestie dalla pelle di metallo”, cioè le macchine che i taglialegna utilizzano per costruire le strade per tagliare gli alberi.
– L’istanza che ha finalmente portato il governo del Paraguay al tavolo delle trattative si chiama Petizione 850-15. Contiene anche una richiesta per la restituzione della terra agli Ayoreo.
– A febbraio del 2016, la Commissione Inter-Americana ha emesso un ordine di emergenza (MC 54-13) chiedendo la protezione degli Ayoreo incontattati e delle loro foreste. Sebbene questa fosse una risposta ad una richiesta separata degli Ayoreo, gli ordini sono stati discussi durante i colloqui.
– Il gruppo di supporto locale GAT, e l’organizzazione indigena OPIT, hanno giocato un ruolo importante, facendo pressione sul governo e, dopo mesi di avvertimenti, hanno finalmente spinto le autorità a investigare il taglio del legno nel luglio del 2017. Resta da vedere se la deforestazione sarà fermata e se i responsabili saranno consegnati alla giustizia.

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La maggior parte degli Ayoreo è stata obbligata a lasciare la foresta. Da allora combattono per i loro diritti territoriali.

© Survival

Survival International chiede l’arresto totale del taglio del legno nella terra degli Ayoreo, e la restituzione di tutti i territori di cui gli allevatori di bestiame si sono appropriati.

I popoli incontattati non sono arretrati o primitivi, né reliquie di un passato remoto. Sono nostri contemporanei e rappresentano una parte essenziale della diversità umana. Quando i loro diritti sono rispettati, continuano a prosperare.

Sono i migliori custodi dei loro ambienti, e le prove dimostrano che i territori indigeni sono la migliore barriera alla deforestazione.

“Gli Ayoreo hanno già aspettato per più di venti anni che le loro terre fossero protette” ha dichiarato Stephen Corry, il Direttore generale di Survival International. Durante tutto questo tempo hanno assistito alla distruzione delle loro foreste. Hanno sperato che l’intervento della Commissione Inter-Americana spingesse finalmente il governo ad agire, ma quella speranza si è rivelata un’illusione. Tragicamente, sembra che il governo del Paraguay abbia un legame troppo stretto con i grandi allevatori e agricoltori che controllano le leve del potere, e solo una mobilitazione massiccia dell’opinione pubblica lo spingerà ad intervenire.”
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Brasile: gli attivisti festeggiano la sentenza della Corte Suprema a favore dei diritti territoriali indigeni

Thu, 17 Aug 2017 07:34:00 -0700 
#^Brasile: gli attivisti festeggiano la sentenza della Corte Suprema a favore dei diritti territoriali indigeni

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Gli Indiani brasiliano hanno protestato a Brasilia contro le politiche anti-indigene del presidente Temer.

© APIB

Ieri i difensori indigeni e gli attivisti per i diritti umani di tutto il mondo hanno celebrato una sentenza unanime della Corte Suprema del Brasile, che si è espressa a favore dei diritti territoriali dei popoli indigeni.

In due casi di dispute terriere, tutti e otto i giudici presenti hanno votato a favore dei diritti territoriali indigeni e contro il governo dello stato del Mato Grosso, nell’Amazzonia, che stava chiedendo un risarcimento per alcune terre demarcate come territori indigeni alcuni decenni fa.

Sebbene la decisione a proposito di un altro caso sia stata rinviata, questo risultato p stato accolto come una vittoria significativa per i diritti territoriali dei popoli indigeni nel paese.

All’inizio di agosto era stata lanciata una vasta campagna internazionale per contrastare i tentativi del presidente Temer di commutare in legge un controverso parere legale in merito al riconoscimento dei territori indigeni.

Il testo della proposta affermava che i popoli indigeni che non stavano occupando le loro terre ancestrali alla data, o prima, del 5 ottobre 1988, quando l’attuale costituzione del paese entrò in vigore, avrebbero perso il diritto di vivere lì. Questa nuova proposta veniva chiamata “marco temporal” o “limite temporale” dagli attivisti e dagli esperti in legge.

Se i giudici avessero accolto il parere, in Brasile il livello di riconoscimento dei diritti indigeni sarebbe arretrato di decenni, con il rischio di distruggere centinaia di tribù. Il furto di terra distrugge popoli autosufficienti e i loro stili di vita differenti. Porta malattie, povertà e suicidi.

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La nuova politica avrebbe indebolito enormemente i tentativi dei Guarani di riottenere la loro terra ancestrale, occupata in gran parte dall’industria agroalimentare.

© Anon/Survival

In risposta alla sentenza, Luiz Henrique Eloy, un avvocato indigeno Terena, ha dichiarato: “Questa è una vittoria importante per i popoli indigeni di questi territori. La Corte Suprema ha riconosciuto i loro diritti [territoriali] originali e questo ha delle ripercussioni a livello nazionale, perché la Corte Suprema ha indicato di essere contro il concetto di limite temporale.”

L’organizzazione brasiliana pan-indigena APIB ha guidato il movimento di protesta con lo slogan: “La nostra storia non è iniziata nel 1988.”

La misura è stata contestata dagli Indiani di tutto il paese. “Non ci saranno altri riconoscimenti giuridici dei territori indigeni…  Ma ci sono violenze, che tutti noi subiamo, attacchi da parte dei paramilitari, criminalizzazione e razzismo” ha affermato Eliseu Guarani, del popolo Guarani Kaiowá che vive nel sud ovest del paese.

Survival International ha condotto una protesta internazionale contro la proposta, chiedendo ai suoi sostenitori di fare pressioni sui leader del Brasile e sulla Corte Suprema affinché respingesse il parere. Più di 4.000 email sono state inviate direttamente a personalità giudiziarie importanti e altri destinatari rilevanti.

Anche se la sentenza non esclude la possibilità di ulteriori attacchi ai diritti territoriali dei popoli indigeni del Brasile, rappresenta una vittoria significativa contro la nota lobby agroalimentare del paese, che ha legami molto stretti con il governo Temer.

“Se i giudici l’avessero accolta, questa proposta avrebbe fatto arretrare i diritti indigeni nel paese di decenni. I popoli indigeni del Brasile stanno già lottando contro un attacco globale ai loro territori e alla loro identità – una continuazione dell’invasione e del genocidio che hanno caratterizzato la colonizzazione europea delle Americhe” ha dichiarato Stephen Corry, Direttore generale di Survival. “Siamo estremamente grati per l’energia e l’entusiasmo dei nostri sostenitori nell’aiutare gli indigeni a contrastare questa proposta devastante.”
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Le notizie di Survival International

Una sentenza storica che deciderà del futuro dei popoli indigeni brasiliani

Fri, 11 Aug 2017 08:13:49 -0700 
#^Una sentenza storica che deciderà del futuro dei popoli indigeni brasiliani

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Quest’anno il Brasile ha visto frequenti proteste indigene contro le politiche anti-indiane del presidente Temer.

© Rogerio Assis

La prossima settimana, la Corte Suprema del Brasile emetterà una sentenza storica che potrebbe sferrare il più grave colpo ai diritti territoriali indigeni dai tempi della dittatura militare.

La sentenza è attesa per mercoledì 16 agosto, quando i giudici decideranno se includere una proposta sui diritti territoriali indigeni redatta dall’ufficio del procuratore generale. Nel frattempo sono previste proteste su larga scala in molte parti del paese.

Secondo tale proposta, i popoli indigeni che non stavano occupando le terre ancestrali alla data, o prima, del 5 ottobre 1988, quando l’attuale costituzione del paese entrò in vigore, perderanno il diritto di vivere lì.

Se i giudici dovessero essere favorevoli, in Brasile il livello di riconoscimento dei diritti indigeni precipiterà indietro di decenni, con il rischio di distruggere centinaia di tribù autosufficienti, che dipendono dalla loro terra per l’autonomia e la sopravvivenza.

L’organizzazione brasiliana pan-indigena APIB sta coordinando numerosi eventi e proteste nella capitale Brasilia e altrove. Le manifestazioni si protrarranno fino alla sentenza con lo slogan: “La nostra storia non è iniziata nel 1988. No al limite di tempo”.

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La proposta del Presidente Temer di adottare un parere legale controverso ha suscitato grandi proteste indigene a Brasilia.

© Survival

Secondo gli attivisti, la proposta sarebbe stata spinta dal presidente Temer con l’obiettivo di rinsaldare la sua posizione politica. Da quando ha assunto l’incarico, nell’aprile 2016, a seguito dell’impeachment dell’ex presidente Dilma Rousseff, Temer ha collezionato valutazioni del suo operato misere, instabilità e proteste diffuse.

Se diventerà politica, la misura avvantaggerà la lobby agroalimentare rurale del Brasile, che considera la protezione delle terre dei popoli indigeni come un inutile ostacolo al profitto.

Ulteriori dettagli sulla sentenza e sulla situazione generale dei popoli indigeni qui

I Guarani Kaiowá del Brasile sud-occidentale sono solo una delle tante tribù che sarebbero colpite. Se la misura verrà approvata, non potranno mai recuperare la maggior parte della loro terra.

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La nostra storia non è iniziata nel 1988

© APIB

Uno dei portavoce dei Guarani, Eliseu Guarani, ha dichiarato: “Per noi è durissima… non ci saranno altri riconoscimenti giuridici dei territori indigeni … Ma ci sono violenze, che tutti noi subiamo, attacchi da parte dei paramilitari, criminalizzazione e razzismo".

Survival International sta conducendo una campagna contro la misura, che è illegale sotto il profilo del diritto internazionale, e ha invitato i suoi sostenitori ad agire.

“Il furto di terra è il problema più grande che i popoli tribali devono affrontare, e questa proposta è poco più che un manifesto di land grabbing” ha commentato il direttore generale di Survival Stephen Corry. “È un brusco taglio ai diritti territoriali indigeni, ceduti ad allevatori, taglialegna, baroni della soia e altri interessi costituiti.”
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Le notizie di Survival International

I Boscimani del Kalahari lanciano un appello al Dalai Lama

Fri, 11 Aug 2017 07:21:00 -0700 
#^I Boscimani del Kalahari lanciano un appello al Dalai Lama

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Sua Santità il Dalai Lama dovrebbe visitare il Botswana il 17 Agosto 2017.
© Survival

I Boscimani della Central Kalahari Game Reserve in Botswana hanno scritto un appello commuovente al Dalai Lama, che questo mese visiterà il Botswana, criticando il governo del loro paese per le sue politiche brutali e chiedendogli di far sentire la propria voce.

“Non possiamo ancora vivere liberamente nella nostra terra. Il governo fa in modo che i figli, quando sono cresi, debbano chiedere dei permessi per poter visitare i propri genitori. Siamo preoccupati da ciò che il governo farà quando quei genitori saranno morti” ha affermato nella lettera il portavoce boscimane Jumanda Gakelebone.

“Il governo ci proibisce ancora di cacciare e ha introdotto una politica dello sparare a vista contro i bracconieri. L’anno scorso un elicottero della polizia ha sparato su un gruppo di Boscimani che stava cacciando. Alcuni di loro sono stati spogliati e picchiati.

La gente loda il presidente Khama [il presidente del Botswana] come un eroe della conservazione quando ignora la nostra lotta e le corti stesse del nostro paese. Eppure il suo governo è lieto che nella nostra terra ancestrale vengano portate avanti le attività minerarie.”

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Centinaia di Boscimani sono stati sfrattati dal Kalahari e spostati in campi di reinsediamento governativi.

© Survival International

“Siamo i primi abitanti del Kalahari. Siamo noi ad aver protetto questa terra e gli animali che vi abitano. Perché la ‘conservazione’ ci ha portato così tanta sofferenza?” continua nella lettera.

Tra il 1997 e il 2002, dopo la scoperta di diamanti nel Kalahari, centinaia di famiglie boscimane sono state sfrattate illegalmente dalle loro terre ancestrali nel nome della conservazione e sono state spostate in campi di reinsediamento governativi.

Sebbene i Boscimani abbiano ottenuto il riconoscimento del loro diritto a ritornare nella riserva grazie a una sentenza storica della Corte Suprema nel 2006, il paese non ha ancora rispettato tale decisione. A molti Boscimani viene negato l’accesso alla loro terra tramite un meccanismo brutale di permessi.

Sono anche accusati di “bracconaggio” perché cacciano per nutrire le loro famiglie, e rischiano arresti e pestaggi, torture e morte per via del divieto nazionale di caccia.

Survival International conduce una campagna internazionale per i diritti dei Boscimani e chiede che il governo del Botswana permetta loro di determinare autonomamente il loro futuro.

“Il presidente del Botswana ha violato la sentenza della Corte Suprema del suo paese e ha calpestato i diritti dei Boscimani per più di un decennio” ha affermato il Direttore generale di Survival, Stephen Corry. “Nessun osservatore indipendente crede che i Boscimani possano costituire alcun tipo di rischio per la fauna selvatica del paese, eppure la caccia gli è ancora vietata, e sono obbligati a ottenere permessi semplicemente per vedere i propri parenti. È una macchia terribile per la reputazione del paese che non svanirà fino a quando i Boscimani non saranno trattati con umanità e rispetto.”
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Le notizie di Survival International

Arrestato guardaparco a Kaziranga: secondo le tribù, molti presunti "bracconieri" sono innocenti

Thu, 10 Aug 2017 00:48:14 -0700 
#^Arrestato guardaparco a Kaziranga: secondo le tribù, molti presunti "bracconieri" sono innocenti

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La moglie di un uomo assassinato nella foresta dopo essere stato convocato dal Dipartimento Forestale con il pretesto di un'offerta di lavoro. Riserva delle Tigri di Kaziranga.

© Survival

Un guardaparco del Parco Nazionale di Kaziranga in India, tristemente noto per la pratica dello “sparare a vista”, è stato arrestato a seguito di un incidente che secondo gli abitanti del luogo proverebbe quanto essi stessi sostengono da tempo: molti di coloro che vengono uccisi o feriti come “bracconieri”, sono in realtà persone locali innocenti.

Dopo aver venduto del bestiame al mercato, tre persone del posto, tra cui un membro della tribù dei Mising, sono state torturate e picchiate dai funzionari forestali di Kaziranga. Secondo le testimonianze, i funzionari avrebbero tolto loro il denaro, e poi li avrebbero picchiati e minacciati di morte sostenendo che fossero bracconieri colti sul fatto.

Uno dei tre riuscì a scappare e a chiedere aiuto. Subal Bawri, un uomo indigeno, cercò di intervenire e fu quindi a sua volta picchiato gravemente. Secondo le vittime, se non fossero arrivati altri in loro soccorso, sarebbero stati uccisi.

Gli uomini hanno depositato presso la polizia una denuncia formale per il trattamento subito, a cui hanno fatto eco anche alcune proteste da parte della popolazione locale. I locali ritengono che si sia trattato di un abuso dell’immunità penale concessa ai guardaparco con l’obiettivo apparente di aiutarli a proteggere la fauna selvatica. Una guardia forestale è stata arrestata.

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I guardaparco nel Parco Nazionale di Kaziranga sono armati e godono di immunità penale effettiva.

© Agence France Presse

“Ho visto il poliziotto [guardaparco] e due uomini del battaglione [della Assam Forest Protection Force]” ha dichiarato Subal Bawri. “Gli uomini del battaglione tenevano entrambe le mani di Arshad Ali e il poliziotto aveva una mazzetta di banconote in una mano e una bottiglia rotta nell’altra, e l’ho sentito distintamente dire: ‘Ti ucciderò con questa bottiglia, ti porterò al fiume e ti sparerò.’ A queste parole mi sono arrabbiato molto e ho chiesto loro se erano ‘gundas’ [banditi]. Ho anche detto: ‘il governo vi sta dando questa uniforme e sta anche spendendo molti soldi perché facciate il vostro dovere a Kaziranga, siete venuti qui per uccidere? È così che avete incastrato molte persone innocenti spacciandole per bracconieri e proteggendo coloro che invece lo sono davvero.’” Subito dopo, i due funzionari hanno afferrato Subal per la gola e lo hanno picchiato.

Testimoni riferiscono di aver sentito distintamente i guardaparco minacciare di sparare ai due uomini e affermare che erano bracconieri.

I guardaparco di Kaziranga godono di immunità penale e hanno l’ordine di sparare a vista ai sospetti bracconieri. Nell’arco di venti anni sembra siano state uccise 106 persone, tra cui anche un indigeno gravemente disabile che aveva oltrepassato i confini – non segnalati – del parco.

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© Survival

Il parco è stato il soggetto di un’inchiesta della BBC, “Uccidere nel nome della conservazione”, dopo la protesta internazionale sollevata da Survival International contro la politica dello “sparare a vista”, e l’aggressione armata contro un bambino indigeno di soli sette anni, avvenuta nel luglio del 2016. Il bambino colpito, Akash Orang, resterà invalido per il resto della vita.

Numerosi funzionari del parco di Kaziranga sono stati arrestati perché coinvolti nel commercio illegale di fauna selvatica, nonostante fossero stati assunti per proteggere i rinoceronti indiani in pericolo d’estinzione e le tigri che vivono nel parco.

Survival International conduce una campagna internazionale contro gli abusi commessi nel nome della conservazione, e per promuovere un modello di conservazione che rispetti i diritti dei popoli indigeni.

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Molte persone dentro e intorno a Kaziranga furono trasferite lì dagli Inglesi per lavorare nelle piantagioni di té. Oggi rischiano sfratti, trasferimenti e frequenti abusi da parte dei guardaparco.

© Survival

I popoli indigeni hanno vissuto e gestito i loro ambienti per millenni. Sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale. In una riserva delle tigri nell’India meridionale, dove i popoli indigeni hanno ottenuto il diritto a restare, il numero delle tigri è aumentato molto al di sopra della media nazionale.

Nonostante questo, nel nome della conservazione i popoli indigeni rischiano arresti, pestaggi, torture e persino la morte.

“Incidenti come questo mostrano il vero volto della conservazione così come praticata in luoghi come Kaziranga” ha commentato oggi Stephen Corry, Direttore generale di Survival. “Terribili violenze e corruzione tra i funzionari, mentre i popoli indigeni vengono accusati di danneggiare l’ambiente. È una truffa. E sta danneggiando la conservazione. Quand’è che la gente si renderà conto che l’attuale modello di conservazione sta uccidendo i popoli indigeni? Questo genere di orrori non proteggerà i rinoceronti, né le tigri.”
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Le notizie di Survival International

Bracconiere rilasciato 9 volte: sforzi inefficaci a proteggere la tribù più isolata al mondo

Thu, 03 Aug 2017 05:59:00 -0700 
#^Bracconiere rilasciato 9 volte: sforzi inefficaci a proteggere la tribù più isolata al mondo

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Questo membro della tribù dei Sentinelesi è stato fotografato mentre lanciava frecce contro un elicottero in ricognizione sull’area, appena dopo lo tsunami del 2004.

© Indian Coastguard/Survival

Un uomo è stato arrestato per la nona volta per aver pescato tartarughe marine e per essere entrato illegalmente in una riserva tribale nelle isole Andamane. In queste isole indiane abitano tribù incontattate o entrate recentemente in contatto, che potrebbero essere sterminate se le autorità mancheranno ancora l’obiettivo di proteggerle.

L’uomo, identificato dalla polizia andamanese come Narayan Roy, e un suo complice, sono stati sorpresi con una borsa contenente una tartaruga marina. Secondo la stampa locale era già stato precedentemente fermato e rilasciato su cauzione per ben nove volte per “ingresso nella Riserva tribale dei Jarawa, per bracconaggio e sfruttamento della tribù”.

Nella riserva abitano i Jarawa, una tribù che solo dal 1998 è entrata in contatto con i coloni che risiedono nei pressi dell’area. Sono estremamente vulnerabili alle violenze, allo sfruttamento sessuale da parte degli estranei, a malattie importate verso cui non hanno difese immunitarie e alla perdita degli animali che cacciano per sostentamento.

Anche se fare bracconaggio nella riserva comporta obbligatoriamente il carcere e una multa, il sig. Roy è stato ripetutamente rilasciato. Gli attivisti dei diritti umani sono preoccupati perché il fatto dimostra la mancanza della volontà politica di dare ai Jarawa la protezione che serve.

Survival International, che da decenni conduce una campagna per i diritti delle tribù delle Andamane, ha scritto alle autorità locali invitandole a mettere in pratica le loro stesse politiche e a fermare il bracconaggio nelle riserve tribali.

Oltre ai Jarawa, le Isole Andamane ospitano anche i Sentinelesi, la tribù più isolata del mondo. Se le autorità permetteranno che il bracconaggio prosegua indisturbato anche in altre parti dell’arcipelago, sarà messa a rischio anche la loro stessa sopravvivenza.

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Uno degli obiettivi più importanti per i bracconieri delle isole delle Andamane, che costituiscono una minaccia per le tribù come i Jarawa e i Sentinelesi, sono le tartarughe marine.

© Wikimedia

La notizia dell’arresto giunge dopo rapporti allarmanti secondo cui bracconieri e pescatori di frodo si starebbero avvicinando moltissimo alle coste della vicina isola di Nord Sentinel, dove vivono i Sentinelesi.

Ufficialmente, l’India ha adottato una politica “hands-off, eyes-on” ("giù le mani – occhi aperti”): si prefigge cioè di proteggere i Sentinelesi dal contatto forzato e di controllarli a distanza per individuare eventuali problemi. Tuttavia, dai commenti recenti fatti dal ministero agli affari tribali a Nuova Delhi, sembra che si stia valutando se adottare o meno un approccio più attivo.

Il ministro Jural Oram ha riferito: “Oggi non è ancora chiaro quanti siano ancora vivi. Dobbiamo fare qualcosa altrimenti un giorno saranno estinti… Contattare i Sentinelesi resta ancora una sfida”.

Le tribù incontattate, come i Sentinelesi, sono le persone più vulnerabili del pianeta. Rischiano di essere sterminate dalla violenza di esterni che rubano loro terra e risorse, e da malattie come l’influenza e il morbillo a cui non hanno resistenza.

Anche se i Jarawa hanno un contatto limitato con i coloni che vivono nei pressi della loro foresta da quasi venti anni, rimangono estremamente vulnerabili. Nel 1999 e nel 2006, tra la tribù ci sono state epidemie di morbillo – una malattia che, dopo il contatto con l’esterno, ha spazzato via intere tribù in tutto il mondo.

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I Jarawa hanno vissuto di pesca e raccolta nelle isole Andamane per millenni. Ma l’incontro con i coloni britannici prima, e con i coloni indiani poi, ha reso la loro vita sempre più difficile.
© Survival

Se non si farà di più per proteggere i confini della riserva dei Jarawa e i mari intorno all’isola di Nord Sentinel, e per perseguire coloro che rubano le risorse alimentari degli indigeni, le tribù potrebbero ritrovarsi ad affrontare altre tragedie. Per mantenere i loro stili di vita autosufficienti, queste tribù si affidano interamente ai cibi che possono cacciare e raccogliere dal mare e dalla foresta.

Il direttore generale di Survival International, Stephen Corry, ha dichiarato: “Il governo indiano è responsabile di assicurare che gli Jarawa, i Sentinelesi e le altre tribù delle Andamane possano determinare autonomamente il proprio futuro, senza violenze da parte di estranei. Le autorità dovrebbero fare tesoro delle terribili esperienze di contatto forzato avvenute sotto il regime coloniale britannico, quando intere tribù furono spazzate via. La terra degli Jarawa e dei Sentinelesi deve essere protetta, altrimenti rischieranno l’annientamento.”
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Le notizie di Survival International

Brasile: il presidente Temer distrugge i diritti degli Indiani per i suoi interessi politici personali

Fri, 21 Jul 2017 06:00:00 -0700 
#^Brasile: il presidente Temer distrugge i diritti degli Indiani per i suoi interessi politici personali

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Imponenti proteste indigene a Brasilia contro i tentativi del governo di indebolire i diritti dei popoli indigeni, nel maggio del 2017.
© VOA

Il presidente brasiliano Michel Temer ha accettato un controverso parere legale che nega ai popoli indigeni il diritto alla terra, e lo ha trasformato in una legge ufficiale.

Il parere afferma che i popoli indigeni oggi non hanno diritto alla loro terra se non la stavano occupando al momento della promulgazione dell’attuale costituzione, nell’ottobre del 1988.

Il parere contraddice la costituzione stessa, che afferma chiaramente che i popoli indigeni hanno il diritto a usare e occupare in modo esclusivo le terre che abitano da molto tempo prima della colonizzazione europea del paese.

Il pubblico ministero del governo federale del Brasile e altri giuristi illustri sostengono che si tratti solamente di un parere, privo di valore legale, oltre che incostituzionale.

“I nostri diritti originali sono imprescrittibili, e perciò il periodo di tempo stabilito è incostituzionale” ha dichiarato Joenia Wapixana, la prima donna indigena avvocato del paese.

Luiz Henrique Eloy, un avvocato terena che lavora per l’APIB, il Network delle ONG Indigene in Brasile, ha affermato: “usare questi limiti temporali è del tutto incostituzionale; la costituzione riconosce i diritti indigeni come diritti originali che vengono prima di qualsiasi altro diritto. Questo parere rispecchia la posizione di alcuni ministri, non è consolidato.”

Il congresso deve votare il mese prossimo per approvare o meno le accuse di corruzione contro il presidente Temer. Nell’attesa di questo voto, gli analisti segnalano che il presidente sta tentando di consolidare il suo supporto tra i legislatori, molti dei quali sono legati o rappresentano direttamente il potente settore dell’agribusiness del Brasile, che è fortemente anti-indigeno.

Molti nel settore dell’agribusiness, particolarmente negli stati del sud e del centro del paese, hanno occupato e hanno tratto profitto dai territori indigeni, dopo che i proprietari originali sono stati sfrattati decine di anni fa.

Gli attivisti temono che il presidente Temer sia pronto a danneggiare seriamente i diritti degli indigeni al fine di consolidare il suo supporto.

Il deputato Luis Carlos Heinze, un membro prominente della Commissione per l’Agricoltura alla Camera dei Deputati, che è stato consultato a proposito del parere prima che fosse reso pubblico, ha detto: “[Adesso, con questo parere] più del 90% dei [più di 700] casi di [di demarcazione dei territori indigeni in corso] in Brasile sarà considerato illegale e verrà accantonato.”

Survival gli aveva assegnato il Premio di Razzista dell’Anno, a causa dei suoi commenti offensivi sui popoli indigeni.

Ieri le organizzazioni indigene e le ONG in Brasile hanno pubblicato un comunicato stampa contenente parole molto forti, che condanna il parere e chiede all’ufficio del pubblico ministero di sospenderlo.

Survival International conduce campagne al fianco dei popoli indigeni e delle ONG brasiliane contro l’indebolimento dei diritti indigeni, e condanna questa azione illegale perpetrata contro i primi abitanti del Brasile.
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Le notizie di Survival International

Indigeni del Sud America condannano la mancata protezione delle tribù incontattate come “genocidio”

Fri, 14 Jul 2017 09:06:00 -0700 
#^Indigeni del Sud America condannano la mancata protezione delle tribù incontattate come “genocidio”

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Gli Zo’è sono una tribù molto isolata, contattata con la forza negli anni ’80. Molti di loro sono morti di malattie verso cui non avevano difese immunitarie.
© Fiona Watson/Survival

29 organizzazioni indigene da tutto il Sud America si sono incontrate in Brasile per criticare i governi che non hanno saputo proteggere le vite e le terre delle tribù incontattate – una situazione che, dicono, equivale a un genocidio.

I rappresentanti delle tribù di Brasile, Colombia, Paraguay e Venezuela hanno partecipato a una grande conferenza ospitata dall’organizzazione brasiliana CTI a giugno.

La conferenza ha condannato “la crescita esponenziale” della violenza contro i popoli indigeni di tutto il continente e ha descritto la mancata protezione adeguata dei territori dei popoli indigeni incontattati come un genocidio.

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I cercatori d’oro hanno devastato gli Yanomami tra gli anni ’80 e ’90, e costituiscono ancora una minaccia per i membri incontattati della tribù.

© Colin Jones/Survival

Il Brasile è stato recentemente al centro delle critiche per i tagli all’agenzia degli affari indigeni, il FUNAI. Questi tagli, particolarmente quelli che riguardano le squadre di agenti che proteggono i territori degli indigeni incontattati, lasciano le tribù pericolosamente esposte alla violenza degli esterni e a malattie come l’influenza e il morbillo verso cui non hanno difese immunitarie.

Il paese si distingue per aver ricevuto due condanne penali per genocidio: entrambe per crimini contro i popoli indigeni. La convenzione sul genocidio delle Nazioni Unite è stata firmata 69 anni fa, nel dicembre 1948.

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Una pattuglia di agenti del FUNAI. Squadre come questa sono vitali per la protezione dei territori indigeni, ma i loro finanziamenti sono stati tagliati dal governo brasiliano.

© FUNAI

Un senatore brasiliano sta proponendo al Congresso un nuovo progetto di legge – volto a tutelare i popoli incontattati – che dovrebbe riconoscere tutti gli ingressi non autorizzati nelle terre delle tribù incontattate come violazioni della “legge sul genocidio” del paese. Tuttavia gli attivisti temono che gli stretti legami dell’attuale governo con la lobby dell’agrobusiness potrebbero ostacolare gli sforzi per creare una protezione più solida.

Il senatore, Jorge Viana, è dello stato di Acre che ospita molte tribù incontattate e popoli come i Sapanawa, che furono costretti a un primo contatto nel 2014.

Tutti i popoli incontattati rischiano la catastrofe se la loro terra non sarà protetta. Survival International si batte per rendere le loro terre sicure, e dare loro la possibilità di determinare autonomamente il proprio futuro.
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Le notizie di Survival International

Il volto di una donna indigena sfrattata sull’ambasciata indiana a Berlino, mentre Modi arriva per il G20

Thu, 06 Jul 2017 06:08:00 -0700 
#^Il volto di una donna indigena sfrattata sull’ambasciata indiana a Berlino, mentre Modi arriva per il G20

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Survival ha protestato a sostegno dei diritti dei popoli tribali presso l’ambasciata indiana a Berlino.

© Survival

Gli attivisti di Survival International hanno proiettato il volto di una donna indigena sfrattata illegalmente dalla sua terra ancestrale sull’ambasciata indiana a Berlino. Quest’azione ha voluto mandare un messaggio al governo indiano rispetto al problema degli sfratti dei popoli tribali dalle riserve delle tigri, effettuati nel nome della conservazione.

Il Primo Ministro Narendra Modi dovrebbe arrivare oggi in Germania, in vista del summit del G20 di questa settimana. I manifestanti hanno richiamato l’attenzione sulla sofferenza di decine di migliaia di indigeni dell’India, che sono stati sfrattati illegalmente dai loro villaggi all’interno delle riserve delle tigri, e costretti a vivere in povertà e miseria ai margini della società dominante.

La National Tiger Conservation Authority (NTCA) ha recentemente emanato un ordine che afferma che i diritti dei popoli tribali non dovrebbero essere riconosciuti negli habitat cruciali per la sopravvivenza delle tigri. La NTCA non ha l’autorità legale per emettere un ordine simile, che è in grave violazione del Forest Rights Act.

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La NTCA ha ordinato che i diritti dei popoli tribali non siano riconosciuti negli habitat cruciali per la sopravvivenza delle tigri, una misura che potrebbe essere devastante per le tribù.

© Survival

L’Atto garantisce ai popoli tribali il diritto a vivere nelle loro terre ancestrali.

Il volto proiettato sull’ambasciata è quello di una donna che appartiene al popolo dei Baiga dell’India centrale. Migliaia di Baiga sono stati sfrattati illegalmente dalle loro foreste.

In passato alcuni sono stati trasferiti in campi di reinsediamento governativi inadeguati, ma più recentemente coloro che sono stati sfrattati non hanno ricevuto né terra né aiuti per riorganizzare le proprie vite fuori dalla foresta. Molte famiglie denunciano di aver ricevuto solo una parte del risarcimento che gli era stato promesso.

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Migliaia di tribù dell’India rischiano lo sfratto dalle loro terre ancestrali, che vengono trasformate in riserve delle tigri e attrezzate per attrarre i turisti.

© Survival

Molte altre comunità rischiano sfratti simili in tutto il paese. Mentre le tribù vengono sfrattate, i turisti paganti sono benvenuti. In una riserva delle tigri, sono appena state approvate attività di prospezione mineraria per l’uranio.

“Il governo di Modi ha continuato con la pratica illegale e inumana dello sfratto dei popoli tribali dalle riserve delle tigri” ha dichiarato Stephen Corry, Direttore generale di Survival. “Adesso ha intenzione di ignorare i diritti di questi popoli e di portare avanti attività minerarie e cosiddetti progetti di “sviluppo” nelle terre di cui si sono presi cura per generazioni. È una truffa. È ora che il governo indiano la smetta di attaccare i suoi stessi cittadini e inizi a rispettare le sue leggi.”
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Le notizie di Survival International

Muore uno degli ultimi Indiani Avá Canoeiro

Mon, 03 Jul 2017 01:47:00 -0700 
#^Muore uno degli ultimi Indiani Avá Canoeiro

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Iawí, uno degli ultimi sopravvissuti degli Avá Canoeiro, fotografato nel 2000.

© Fiona Watson/ Survival (2000)

Iawí, uno degli ultimi membri della tribù a rischio di estinzione degli Avá Canoeiro, è morto di cancro all’età di circa 56 anni. La sua morte significa che, nel suo piccolo nucleo familiare, rimangono solo otto Avá Canoeiro.

Iawí, sua moglie Tuia, sua madre Matcha, e sua zia Naquatcha sono stati contattati dal FUNAI, il Dipartimento agli Affari Indiani del Brasile, nel 1983 quando una diga idroelettrica di grandi dimensioni doveva inondare il rifugio collinoso degli indigeni, nella Serra de Mesa.

Il governo alla fine designò un territorio per gli Avá Canoeiro nel 1996.

Il piccolo gruppo era sopravvissuto a un massacro nel 1962 e per vent’anni aveva cercato rifugio nelle grotte nascoste in alto tra le montagne.

Incredibilmente, questo gruppo di Avá Canoeiro si trova solo a quattro ore di macchina da Brasilia, la capitale.

Di notte scendevano per saccheggiare gli orti dei coloni e trovare cibo. Altrimenti sopravvivevano grazie alla caccia di piccoli mammiferi come topi e pipistrelli. Questa esistenza precaria ha portato le donne a non fare figli per lungo tempo.

Dopo il contatto contatto, Iawí e Tuia hanno avuto un figlio e una figlia, Trumak e Putdjawa.

Putdjawa ha sposato un Indiano Tapirape e la coppia ha ora tre bambini piccoli.

La morte di Iawí, avvenuta il mese scorso, sarà uno shock molto forte per il gruppo, dato che era conosciuto per il suo umorismo, per il suo coraggio nello sfuggire al contatto per così tanto tempo, e per aver aiutato la sua famiglia a sopravvivere a così tanti massacri.

Gli Avá Canoeiro sono gli ultimi superstiti di una tribù forte e orgogliosa che ha vissuto in fuga sin dal 1780. Per decenni hanno resistito con forza ai colonialisti bianchi che li cacciavano sistematicamente, mentre sempre più terre indigene venivano rubate.

Un altro piccolo gruppo di Avá Canoeiro è stato contattato nel 1973. Oggi vivono nello stato confinante e condividono il territorio con altre tribù.
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Organizzazione dello Zoo del Bronx finanzia gravi abusi dei diritti umani

Fri, 30 Jun 2017 03:02:31 -0700 
#^Organizzazione dello Zoo del Bronx finanzia gravi abusi dei diritti umani

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I taglialegna e le grandi organizzazioni per la conservazione si sono impossessati di vaste porzioni delle terre ancestrali dei Bayaka, nella Repubblica Democratica del Congo, senza il loro consenso.

© Lambert Coleman

Un’inchiesta di Survival International svela che la Wildlife Conservation Society (WCS), l’organizzazione legata allo Zoo del Bronx di New York, finanzia abusi e sfratti nei confronti dei ‘Pigmei’ Bayaka e di altre tribù della foresta nella Repubblica del Congo.

La WCS gestisce e ha contribuito a creare un parco nazionale nella terra dei Bayaka senza che vi fosse il consenso della tribù, e ha stretto partnership con due compagnie di taglio del legname che lavorano nella terra della tribù. La WCS finanzia anche le squadre anti-bracconaggio che impediscono ai Bayaka di entrare nelle terre ancestrali, e Survival International ha documentato decine di casi di molestie, pestaggi e persino torture.

I Bayaka sono spesso accusati di “bracconaggio” perché cacciano per nutrire le loro famiglie. Gli indigeni hanno sottolineato come questo distolga l’attenzione dalla lotta ai veri bracconieri – criminali collusi con funzionari corrotti.

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La conservazione ha fallito nel prevenire il disboscamento nelle terre indigene, e contribuisce attivamente a gravi abusi dei diritti umani.

© Kate Eshelby /Survival

Le vittime includono bambini, anziani e persone disabili. Nel 2012, ad esempio, un uomo gravemente disabile è stato aggredito dai guardaparco. Nel maggio del 2016 un uomo è stato ricoverato in ospedale dopo che lui e altre quattro persone erano state picchiate brutalmente dai guardaparco. Gli accampamenti nella foresta vengono spesso distrutti, e gli indigeni vengono attaccati e torturati se entrano nelle terre che hanno vissuto e gestito per generazioni.

“Se entri nel parco ti prendono e ti mettono in prigione. Anche fuori dal parco ci dicono ‘Ti uccideremo. Vattene, vattene, vattene’”, ha raccontato un uomo bayaka.

Secondo le denunce di ricercatori indipendenti e di organizzazioni di advocacy, tra cui Greenpeace, nella regione il taglio del legname continua a ritmi insostenibili. Molti osservatori, tra cui le Nazioni Unite e l’organizzazione Congolese l’Observatoire congolais des droits de l’homme, denunciano le conseguenze degli abusi da parte dei guardaparco sin dal 2004, ma non è mai stata messa in atto nessuna misura efficace per evitarle.

Nel 2005 un uomo bayaka ha riferito “abbiamo incontrato un altro uomo bianco [della WCS] che era venuto a dirci di smettere di cacciare e che i guardaparco avrebbero fatto in modo di farci smettere. Ora abbiamo paura di andare dentro alla foresta, nel caso un guardaparco ci scoprisse.”

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Guarda il video: Apfela descrive come i guardaparco, sostenuti dalla Wildlife Conservation Society, l’hanno attaccata.

“La conservazione nel bacino del Congo è fondata sul furto di terra. I parchi nazionali sono creati nei territori dei popoli indigeni senza il loro consenso: si tratta di land grabbing (con un’etichetta ‘verde’)” ha affermato Stephen Corry, Direttore generale di Survival. “E le grandi organizzazioni per la conservazione, come la WCS, sono colpevoli di supportare questa situazione. Survival International sta facendo tutto il possibile per fermare questo ‘colonialismo verde’. È ora che i conservazionisti rispettino i diritti territoriali e la smettano di rubare le terre ancestrali dei popoli indigeni, e che ottengano un consenso reale per qualsiasi progetto che intendono condurre nelle terre indigene.”

Background
- La WCS è una delle più antiche organizzazioni per la conservazione al mondo, fondata nel 1895.
- La WCS ha supportato la creazione del Parco Nazionale di Nouabalé-Ndoki nel 1993, senza il consenso dei Bayaka. Gestisce il parco ancora oggi.
- L’organizzazione assegna ogni anno il “Teddy Roosevelt Award” per la conservazione. Nel 2017, il premio ha generato molte controversie per essere stato assegnato al presidente del Gabon Ali Bongo, fortemente criticato in passato per i numerosi abusi dei diritti umani compiuti dal suo governo. Secondo alcune fonti, Bongo avrebbe donato 3,5 milioni di dollari in cambio del premio.

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Madison Grant, noto eugenista e fondatore dell’organizzazione che sarebbe poi diventata la Wildlife Conservation Society.

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- Lo Zoo del Bronx e l’organizzazione per la conservazione che in seguito è diventata la WCS, sono stati fondati dall’autore eugenista Madison Grant. L’organizzazione e lo zoo sono tristemente noti per aver portato un uomo “Pigmeo”, Oto Benga, da esibire nello zoo agli inizi del Novecento. Oto Benga si suicidò nel 1916.
- Alcuni Bayaka della Repubblica Centroafricana e della Repubblica del Congo hanno scritto una lettera aperta alla WCS e ai suoi finanziatori nel 2016.
- Gli abusi ai danni dei Bayaka da parte delle squadre finanziate dalla WCS sono stati documentati per almeno 18 anni, ma l’organizzazione non ha mai preso alcun provvedimento efficace per fermarli.

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Oto Benga, il ‘Pigmeo’ congolese portato negli Stati Uniti ed esibito negli zoo, suicidatosi nel 1916.

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La WCS non è la sola ONG multinazionale coinvolta negli abusi dei diritti dei popoli indigeni. Molte grandi organizzazioni per la conservazione stringono partnership con l’industria e il turismo e distruggono i migliori alleati dell’ambiente.

È una truffa. E sta danneggiando la conservazione. Survival International è in prima linea per combattere questi abusi, per i popoli indigeni, per la natura, per tutta l’umanità.

“Pigmei” è un termine collettivo usato per indicare diversi popoli cacciatori-raccoglitori del bacino del Congo e di altre regioni dell’Africa centrale. Il termine è considerato dispregiativo e quindi evitato da alcuni indigeni, ma allo stesso tempo viene utilizzato da altri come il nome più facile e conveniente per riferirsi a se stessi.

Alcuni dei nomi sono stati cambiati per proteggere l’identità delle persone indigene citate.
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Le notizie di Survival International

India: leader dei Dongria Kondh muore sotto custodia della polizia – la tribù denuncia una campagna di violenza

Wed, 28 Jun 2017 03:22:00 -0700 
#^India: leader dei Dongria Kondh muore sotto custodia della polizia – la tribù denuncia una campagna di violenza

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Bari Pidikaka, attivista dongria, è morto sotto custodia della polizia dopo essere stato arrestato nel 2015.

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Un leader di una tribù dell’India, balzata alle cronache quando ha vinto una battaglia alla “Davide e Golia” contro un’azienda mineraria britannica, è morto mentre era in carcere – dopo una violenta campagna di molestie e intimidazioni da parte della polizia contro gli attivisti.

Bari Pidikaka, della tribù dei Dongria Kondh, è stato arrestato e incarcerato nell’ottobre del 2015 mentre tornava a casa da una protesta, ed è morto questa settimana.

I Dongria dell’India centrale denunciano “intimidazioni, arresti arbitrari e rapimenti” sistematici nei confronti dei loro leader da parte della polizia di stato, che sostengono agisca per “promuovere gli interessi” della Vedanta Resources, una compagnia mineraria britannica.

La polizia locale ha arrestato Kuni Sikaka, un’attivista dongria di 20 anni e parente dei due più importanti leader dei Dongria. È stata trascinata fuori dalla sua casa a mezzanotte, nonostante la polizia non avesse alcun mandato.

Poi è stata presentata ai funzionari e ai media locali come una “maoista arresa [gruppo di resistenza armata]” nonostante non vi fossero prove a sostegno di ciò.

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Kuni Sikaka è stata arrestata e fatta sfilare di fronte ai media. È un’attivista e parente di due importanti leader dongria.

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Anche altri membri della tribù hanno subito violenze brutali. L’attivista Dasuru Kadraka è stato detenuto senza processo per più di 12 mesi. I Dongria hanno subito pestaggi e torture con cavi elettrici per costringerli ad arrestare la campagna per i loro diritti.

Con il sostegno dei funzionari locali, in passato, la Vedanta ha tentato di costringere la tribù ad acconsentire all’estrazione di bauxite nella loro terra ancestrale, nelle colline di Niyamgiri. Con uno storico referendum, nel 2013, la tribù ha respinto la proposta all’unanimità.

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Da quando si oppongono ai progetti della Vedanta di aprire una miniera nella loro terra, i Dongria, tra cui Drimbilli (nella foto) e Kuni, vengono sistematicamente arrestati e accusati di fare parte della guerriglia maoista.

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Ma i Dongria temono che fino a quando la Vedanta gestirà la sua raffineria ai piedi delle colline, la minaccia della miniera continuerà a esistere. Coloro che erano detenuti affermano che la polizia ha richiesto che fermassero la loro protesta contro la miniera.

In una lettera aperta al Presidente dell’India, più di 100 organizzazioni indiane indipendenti hanno dichiarato: “Negli ultimi 2-3 anni, diversi giovani e anziani dongria sono stati arrestati, hanno subito abusi e sono stati uccisi, e uno di loro si è suicidato dopo aver subito numerose molestie e torture da parte delle forze di sicurezza. In nessuno di questi casi i funzionari sono stati in grado di fornire prove che li collegassero ai cosiddetti Maoisti.”

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La Vedanta Resources continua a gestire una raffineria vicino alle colline dei Dongria, facendo pensare che non abbia ancora abbandonato le ambizioni di aprire una miniera nell’area.

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Dasuru Kadraka ha dichiarato: “Sono stato arrestato e portato nell’ufficio del sovrintendente della polizia. Lì sono stato torturato, mi hanno legato le mani e con dei cavi elettrici attaccati alle orecchie mi hanno dato delle scosse per costringermi alla resa – e per farmi lasciare il movimento Save Niyamgiri. Ma mi sono rifiutato… Il movimento è la mia vita, non smetterò mai di proteggere le colline di Niyamgiri e le foreste.”

Il diritto dei Dongria Kondh alla loro terra ancestrale è stato riconosciuto dalla legge nazionale e internazionale. Survival International conduce una campagna mondiale per proteggere la loro terra e continuerà a lottare perché ai Dongria sia consentito determinare autonomamente il proprio futuro senza aggressioni.

“È chiaro che è in corso una campagna per perseguitare, intimidire e persino uccidere i Dongria Kondh, per indebolire la loro resistenza contro lo sfruttamento della loro terra” ha commentato oggi Stephen Corry, Direttore generale di Survival. “Ma i Dongria sono assolutamente determinati a proteggere le colline, che non solo forniscono loro cibo, case e indumenti, ma sono anche il fondamento della loro identità e senso di appartenenza.”
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Le notizie di Survival International

India: i Chenchu rischiano lo sfratto da una riserva delle tigri - approvata invece l’esplorazione di uranio

Thu, 15 Jun 2017 00:56:19 -0700 
#^India: i Chenchu rischiano lo sfratto da una riserva delle tigri - approvata invece l’esplorazione di uranio

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I Chenchu vivono a fianco delle tigri nella Foresta di Nallamala, che comprende la Riserva della tigri di Amrabad, da tempi immemorabili.

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Nel nome della conservazione, i funzionari indiani minacciano di sfrattare i Chenchu da una riserva delle tigri. Tuttavia hanno anche appena approvato l’esplorazione per la ricerca di uranio all’interno della stessa riserva. La mossa ha fatto infuriare gli attivisti, che accusano le autorità di ipocrisia.

La tribù dei Chenchu, nella Riserva delle tigri di Amrabad, supplica di poter restare nella terra che ha gestito e abitato per millenni.

“Il Dipartimento alle Foreste vuole sfrattarci da qui. Ma noi non vogliamo andare da nessun altra parte. Noi proteggiamo la nostra foresta. Andar via sarebbe come mettere un pesce fuor d’acqua: morirebbe…” hanno dichiarato. “Ma ora il governo, per suo profitto, sta separando i Chenchu dalla foresta – ed è come separare un figlio dalla madre.”

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Donna chenchu del villaggio di Pecheru. Gli abitanti del villaggio furono sfrattati negli anni ’80 quando la loro terra fu trasformata in una riserva delle tigri. Hanno raccontato che delle 750 famiglie che vivevano nel villaggio, dopo lo sfratto ne sono sopravvissute solo 160. Molti sono morti di fame. Riserva delle tigri di Nagarjunsagar Srisailam.

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E hanno aggiunto “Il governo sta vendendo la foresta alle compagnie minerarie. Se andremo nelle pianure, diventeremo dipendenti dall’alcool, berremo e moriremo. In futuro, i Chenchu esisteranno solo in fotografia o nei video.”

“Noi viviamo nella foresta e lì moriremo. La foresta è nostra madre e la nostra vita. La fauna è la nostra vita: senza non possiamo vivere.”

Le autorità indiane giustificano gli sfratti forzati dei popoli tribali – che sono illegali secondo la legge nazionale e internazionale – sostenendo che ogni presenza umana nelle riserve è dannosa per le tigri. Tuttavia, in India, in molte riserve delle tigri, ai turisti paganti è consentito entrare in grandi gruppi, e sono state condotte anche attività come l’esplorazione mineraria, la costruzione di strade e persino alcuni scavi minerari.

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Una donna Chenchu della Riserva delle tigri di Amrabad. Per i Chenchu, essere un popolo della foresta è parte essenziale della loro identità e motivo di orgoglio.

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Background
- I Chenchu sono solo una delle molte tribù dell’India che rischiano lo sfratto dalla terra ancestrale. Molte comunità Baiga sono già state sfrattate nell’India centrale, per essere poi abbandonate a se stesse oppure trasferite dal governo in campi di reinsediamento dove le condizioni di vita sono spesso tremende.
- La legge indiana prevede che ogni sfratto debba essere volontario e che le comunità siano risarcite. Tuttavia, le tribù raramente sono consapevoli di avere il diritto di restare, e di frequente ricevono minacce. Raramente il risarcimento in denaro è sufficiente a permettere loro di adattarsi a una vita fuori dalla foresta e spesso non ricevono quanto gli è stato promesso.
- La riserva delle tigri di Amrabad si trova nello stato di Telengana, nell’India meridionale.
- I Chenchu hanno vissuto come cacciatori-raccoglitori nell’India meridionale e centrale per millenni, fino quando la caccia è stata vietata negli anni ‘70. Gli sforzi del governo per farli iniziare a coltivare la terra hanno generalmente incontrato l’opposizione della tribù stessa.
- I Chenchu possiedono un’incredibile conoscenza della loro foresta e degli animali con cui la condividono. Raccolgono 20 diversi tipi di frutti e 88 diversi tipi di foglie. Considerano tutti gli animali sia come loro parenti sia come divinità. I loro costumi impongono che non si prenda mai più dello stretto necessario, e che non si sprechi nulla. Un Chenchu ha dichiarato: “quando gli esterni vengono nella foresta, tagliano tutti gli alberi e portano via tutti i frutti… Noi invece non tagliamo gli alberi, e prendiamo solo i frutti che ci occorrono.”

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Lord Curzon, viceré d’India, e sua moglie posano dopo una battuta di caccia alla tigre, in India, nel 1902. La caccia praticata dall’élite Raj è stata la causa principale del declino della tigre del Bengala, eppure molti sforzi della conservazione sono oggi concentrati verso i popoli indigeni.

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“Questo è il colmo dell’ipocrisia: le autorità sfrattano le tribù che hanno gestito questo ambiente per millenni, con il pretesto che la popolazione delle tigri ne risentirà se gli indigeni resteranno, e poi permettono l’ingresso ai prospettori di uranio” ha commentato oggi Stephen Corry, Direttore generale di Survival International. “È una truffa. E sta danneggiando la conservazione. I turisti della Riserva di Amrabad dovrebbero rendersi conto che stanno sostenendo un sistema che potrebbe portare allo sfratto dei popoli tribali – i migliori conservazionisti – dalle loro terre ancestrali, e che un giorno le miniere di uranio potrebbero prendere il loro posto."
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Le notizie di Survival International

L’ONU condanna “l’attacco” del Brasile ai popoli indigeni

Mon, 12 Jun 2017 09:01:00 -0700 
#^L’ONU condanna “l’attacco” del Brasile ai popoli indigeni

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Le Nazioni Unite hanno condannato il violento attacco del Brasile nei confronti dei diritti indigeni, che minaccia di spazzare via le tribù incontattate.

© G. Miranda/FUNAI/Survival

Le Nazioni Unite e la Commissione Interamericana dei Diritti Umani hanno condannato “l’attacco” del Brasile contro suoi popoli indigeni.

Con una nuova dichiarazione, gli esperti delle Nazioni Unite e della Commissione Interamericana hanno avvertito che gli Indiani brasiliani corrono rischi gravissimi, se i politici continueranno a spingere per indebolire i loro diritti territoriali duramente conquistati.

La Costituzione del Brasile stabilisce che i territori indigeni devono essere demarcati e protetti per uso esclusivo degli Indiani. Tuttavia, i politici anti-indigeni legati alla potente lobby dell’agribusiness chiedono emendamenti legislativi che potrebbero permettergli di rubare e distruggere queste terre per fare posto a piantagioni di larga scala e progetti di “sviluppo”. Questo è l’attacco più grave che gli Indiani brasiliani hanno subito negli ultimi decenni.

Senza le loro terre, i popoli indigeni non possono sopravvivere. Le tribù di tutta la nazione si sono unite per protestare contro questo attacco ai loro diritti. Un leader indigeno, Adalto Guarani, ha dichiarato che i progetti dei politici “sono come una bomba atomica… che potrebbe uccidere tutti gli Indiani in Brasile” e ha incoraggiato le persone di tutto il mondo a passare all’azione.

Il Brasile ospita più di 250 tribù, di cui oltre un centinaio sono incontattate e rifiutano il contatto con la società dominante. Le tribù incontattate sono i popoli più vulnerabili del pianeta. Rischiano il genocidio e saranno uccise dalle malattie e dalla violenza portate dagli invasori se le loro terre non saranno protette, ma le squadre governative incaricate di tenere lontani gli estranei sono paralizzate a causa dei recenti tagli al bilancio.

La dichiarazione critica fortemente “l’illegittima criminalizzazione” degli alleati dei popoli indigeni. La lobby dell’agribusiness anti-indigena ha promosso un’inchiesta il cui resoconto, pubblicato recentemente, attacca i leader indigeni, gli antropologi, i pubblici ministeri e le ONG, compresa Survival International. Il rapporto è stato accolto con stupore e incredulità sia in Brasile che fuori.

Gli esperti hanno sottolineato che durante gli ultimi quindici anni il Brasile ha assistito “al più alto numero di omicidi di difensori della terra e ambientalisti rispetto a qualsiasi altro paese.” Decine di leader indigeni sono stati assassinati negli ani recenti, in seguito ai tentativi di rioccupare la loro terra ancestrale. Lo scorso mese, tredici indiani Gamella sono stati ricoverati dopo un violento assalto da parte di sicari armati con machete in Amazzonia.

Le Nazioni Unite e la Commissione Interamericana hanno raccomandato che “il Brasile deve rafforzare la protezione legale e istituzionale dei popoli indigeni”.

Survival ha lanciato una campagna a difesa dei diritti indigeni in Brasile.
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